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Scicli riscopre una storia dimenticata: il Collegio di Maria e il sogno negato dell’istruzione femminile
16 Lug 2026 10:37
C’è attesa per la presentazione del libro di Giovanni Portelli e Giovanna Giallongo, con prefazione del critico Paolo Nifosì e fotografie di Luigi Nifosì, in programma sabato nella chiesa di San Bartolomeo a Scicli con inizio alle 19,30. Il titolo “L’istruzione negata, storia del Collegio di Maria di Scicli”, edito da Abulafia, “scava” per la prima volta su una presenza forte ma silenziosa in città, quale il “Ritiro” che si affaccia su via Castellana a poche decine di metri da Piazza Italia e che, oggi, è in fase di ristrutturazione. “La distinzione della formazione educativa tra i due sessi, presente fino al XVIII e XIX secolo, ha trovato basi non solo sulla presunta inferiorità biologica delle donne, ma anche sulla necessità di mantenere assoluto il potere maschile e garantire la formazione morale dei propri figli. Secondo quei principi educativi dominanti, l’istruzione era rivolta ai maschi, mentre le femmine andavano solo educate, negando loro l’accesso al sapere. Da queste premesse nasce L’istruzione negata, uno studio che, con riferimento all’educazione delle donne in Sicilia durante il regno dei Borbone, ha come interesse il Collegio di Maria di Scicli, sorto nei primi anni ’70 del Settecento con un atto di fondazione del canonico Biagio Mirabella nel 1757 – spiegano i due autori, Giovanni Portelli e Giovanna Giallongo – dopo aver delineato un breve quadro sulla povertà nel XVII secolo, ci si sofferma sui principi educativi e sui contenuti dell’istruzione, negata alle donne, per poi passare alla prima esperienza del cardinale Corradini, con l’Istituto della Sacra Famiglia a Sezze, e alla diffusione dei Collegi di Maria nella Sicilia borbonica. Nella seconda parte del lavoro viene presentata la lunga ricerca d’archivio che ha permesso di far emergere la vicenda umana del canonico fondatore e ricostruire l’ambiente culturale e cittadino dove egli operò. Dopo la sistemazione del fabbricato e l’apertura del Collegio, le visite periodiche dei vescovi ci restituiscono il quadro di un’opera che non riuscì mai a decollare e a migliorarsi. Le ragazze costrette a vivere in luoghi malsani e in stato di abbandono, l’inadeguatezza delle maestre, per lo più analfabete, posero seri interrogativi sulla natura dell’opera, lontana dai principi corradiniani da cui era nata e più vicina a un reclusorio che a un moderno educandato. L’accusa, formulata da uno dei vescovi, additò come causa del fallimento gli arcipreti, fino ad allora succedutesi come fidecommissari del Collegio. Non era solo l’istruzione ad essere stata negata alle ragazze, ma era stata tradita la carità del benefattore. Con l’avvento dell’Unità d’Italia nuovi problemi si posero sul piano economico e amministrativo, ma sempre più vicina era ormai la fine del sogno, mai realizzato, del canonico Mirabella. Il fabbricato del Collegio di Maria di Scicli fu prima ceduto in affitto e nel 1914 venduto. Nel 1909 l’opera fu trasformata in asilo infantile e nel secondo dopoguerra definitivamente soppressa”.
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