Tentato omicidio a Scicli, il consulente in aula: “quell’arma da quella distanza non poteva uccidere”

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E’ stato sentito oggi davanti al gip di Ragusa, il consulente balistico nominato dai legali dei fratelli Roberto e Mauro Gesso, 46 e 53 anni, (difesi rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Di Stefano e Alessandro Agnello), a processo con l’accusa di  duplice tentato omicidio, ricettazione, detenzione e porto abusivo di arma contraffatta, un fucile a canne mozze caricato a pallini. I fatti si verificarono a Scicli, il 3 giugno del 2023. I difensori avevano chiesto per i loro assistiti il rito abbreviato subordinato all’audizione di un consulente di parte incaricato di riferire, in particolare, sulla idoneità dell’arma utilizzata, sul munizionamento e sulla balistica. Il consulente, Giovanni Mangione, avrebbe escluso la capacità letale dell’arma utilizzata, anche in riferimento alla presunta distanza dalla quale vennero esplosi i colpi. 

I fatti 

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sul caso indagarono i carabinieri, i due fratelli, per una aggressione subita da uno dei due che finì in ospedale in codice rosso, decisero di mettere in atto una sorta di vendetta. Avrebbero incontrato le due attuali vittime, padre e figlio, in strada e avrebbero sparato loro con il fucile, colpendole nella parte alta dei corpi. Mentre le vittime, ferite, si recarono dai carabinieri di Scicli per chiedere aiuto, i due fratelli Gesso si diedero alla fuga e il giorno dopo, grazie anche al fiuto investigativo dei militari, vennero bloccati ed arrestati mentre viaggiavano in direzione Salerno. Le difese puntano a derubricare l’accusa, da tentato omicidio ad un reato meno grave; per questo avrebbero richiesto l’audizione di un consulente balistico. Il gip ha rinviato per discussione al 20 gennaio del 2027.  

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