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Pro Diritti H, celebrati 25 anni del coordinamento: “Dalle fragilità invisibili ai diritti riconosciuti”
22 Giu 2026 20:58
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RAGUSA – Un anniversario che non rappresenta soltanto una tappa da ricordare, ma una responsabilità condivisa per il futuro. È questo il significato della celebrazione dei 25 anni del coordinamento Pro Diritti H, ospitata nella sala Gianni Molè del Palazzo della Provincia a Ragusa, dove istituzioni, associazioni, operatori e famiglie si sono ritrovati per ripercorrere un cammino fatto di impegno, battaglie e conquiste nel campo dei diritti delle persone con disabilità.
Un quarto di secolo di attività che ha contribuito a modificare il modo in cui il territorio guarda alla disabilità, trasformando bisogni spesso rimasti invisibili in diritti riconosciuti, percorsi di inclusione e una maggiore consapevolezza collettiva.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del presidente della Provincia, Maria Rita Schembari, del sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Vittoria, Francesca Corbino, e dei deputati regionali Stefania Campo e Ignazio Abbate, quest’ultimo collegato da Palermo. Presente anche la già presidente del coordinamento Sabina Fontana. Tutti hanno sottolineato il valore di una rete che in questi anni ha saputo mettere al centro le persone e le loro famiglie, costruendo un dialogo costante tra istituzioni, servizi e realtà del terzo settore.
La giornata, moderata dal giornalista Giorgio Liuzzo, è entrata nel vivo con l’intervento della presidente del coordinamento Salvina Cilia, che ha ripercorso la storia di Pro Diritti H, nata dalla necessità di “smuovere montagne” e dare voce a chi per troppo tempo non aveva strumenti sufficienti per far valere i propri diritti.
Cilia ha ricordato il ruolo fondamentale delle famiglie e la necessità di guardare al futuro, soprattutto rispetto al tema del “Dopo di Noi”, ovvero la costruzione di percorsi di autonomia e tutela per le persone con disabilità quando verrà meno il sostegno dei familiari. “Dobbiamo progettare il futuro dei nostri figli quando noi non ci saremo più – è stato il senso del suo intervento – perché questo non può essere un peso lasciato sulle spalle dei fratelli, ma deve diventare una responsabilità della comunità”.
Un richiamo alla concretezza è arrivato da Marilena Meli della cooperativa Nuovi Orizzonti, che ha evidenziato le difficoltà ancora presenti nella quotidianità delle famiglie: “Non bastano le parole sull’integrazione se poi restano barriere, mancanza di servizi e risorse che non arrivano ai territori”. Da qui l’appello alle istituzioni affinché gli strumenti disponibili, compresi i fondi destinati al Dopo di Noi, possano tradursi realmente in opportunità e servizi.
Sul fronte sanitario, Marcello Boncoraglio, direttore sanitario del Centro medico sociale per neuromotulesi di Vittoria e Ragusa, ha riportato dati che evidenziano una crescente necessità di programmazione. Sono oltre 300 i bambini tra i 2 e i 12 anni con disturbo dello spettro autistico nella provincia di Ragusa, mentre il numero complessivo delle persone autistiche sul territorio si aggira intorno alle mille unità. Numeri che richiedono una sempre maggiore integrazione tra interventi sanitari, sociali ed educativi.
Anche Giovanna Di Falco, direttore sanitario del Csr, ha ribadito l’importanza di una presa in carico globale della persona, sottolineando il valore del lavoro costruito negli anni e ringraziando Salvina Cilia “per la forza che riesce a trasferire a tutti noi”. Al centro del suo intervento anche il tema delle risorse regionali ancora non pienamente utilizzate nonostante l’aumento dei bisogni.
La riflessione è proseguita con gli interventi di Giovanni Brafa della cooperativa Esistere, Giampaolo Cocco dell’associazione Oltre l’Ostacolo e dell’avvocato Francesco Marcellino, che hanno affrontato temi fondamentali come il diritto all’autonomia attraverso il lavoro, lo sport inclusivo, la tutela giuridica e il superamento delle barriere culturali e sociali.
La mattinata si è conclusa con uno spazio dedicato alle testimonianze e ai contributi spontanei dei partecipanti, confermando il valore di un’esperienza che continua a coinvolgere famiglie, professionisti e comunità.
I 25 anni di Pro Diritti H raccontano così un percorso ancora aperto: non un punto di arrivo, ma una nuova fase di impegno. Una storia che dimostra come i diritti nascano dalla capacità di fare rete e dalla consapevolezza che la dignità delle persone con disabilità riguarda l’intera comunità.


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