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Caritas di Noto contro il nuovo Regolamento Rimpatri Ue: “O siamo l’argine o siamo complici”
21 Giu 2026 13:09
La Caritas di Noto interviene con una dura presa di posizione sul nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, approvato dal Parlamento europeo, esprimendo forte preoccupazione per le conseguenze delle nuove misure in materia di gestione dei migranti e delle procedure di espulsione.
In una nota dai toni forti, l’organismo diocesano denuncia il rischio di una deriva fondata sulla chiusura e sulla disumanizzazione, richiamando il ruolo della comunità cristiana e il dovere dell’accoglienza verso chi vive condizioni di fragilità.
«Mentre nei palazzi di Strasburgo la destra festeggiava a suon di applausi e sorrisi l’approvazione del nuovo Regolamento Rimpatri – si legge nella nota – la realtà della storia risponde con il corpo di chi non ha mai avuto scelta».
La Caritas di Noto fa riferimento all’immagine simbolica di una persona abbandonata sulla sabbia, descritta come «l’atto di accusa più violento e definitivo contro il cinismo», e sottolinea come dietro i numeri e le politiche migratorie ci siano sempre storie individuali, persone e vite segnate da difficoltà estreme.
«Non sarò mai come volete voi» è il messaggio che la Caritas affida alla propria riflessione, interpretandolo come il grido di chi rifiuta di essere ridotto a una semplice pratica amministrativa o a un problema di sicurezza.
Nella nota viene ribadito anche un appello rivolto al mondo cristiano: «Chi si definisce cristiano ha il dovere di smettere di rincorrere la destra sul terreno della propaganda. Dobbiamo unire le forze: la controffensiva culturale dell’amore è l’unica grammatica consentita ai discepoli del Nazareno».
Secondo la Caritas di Noto, la questione migratoria non può essere affrontata esclusivamente attraverso strumenti di controllo e contenimento, ma richiede una riflessione sui valori fondamentali della dignità umana e della solidarietà.
«L’intransigenza sui principi non è più negoziabile – conclude la nota –. O siamo l’argine o siamo complici».
Un richiamo che invita le istituzioni e la società civile a interrogarsi sul rapporto tra sicurezza, diritti e accoglienza, riaffermando il ruolo di chi, secondo la Caritas, è chiamato a «dare voce ai senza voce» e a essere «pietra d’inciampo» davanti al rischio di una società che smarrisca la strada della solidarietà.

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