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Angelo Flaccavento e le mille facce dell’identità: il volto come teatro di verità, finzione e metamorfosi
03 Giu 2026 19:06
C’è qualcosa di profondamente umano e irresistibilmente misterioso nel volto. È il primo territorio che osserviamo negli altri, il luogo in cui cerchiamo emozioni, intenzioni, fragilità e carattere. Eppure il volto è anche il più sofisticato degli inganni: una superficie che rivela e nasconde, che racconta e travisa, che custodisce verità e maschere.
Da questa tensione nasce il lavoro di Angelo Flaccavento, autore di una serie di disegni che trasformano la faccia umana in un campo di sperimentazione artistica, psicologica e immaginifica. Un progetto in continua evoluzione, febbrile e sterminato, che mette in scena una galleria di personaggi sospesi tra ironia e inquietudine, eleganza e deformazione, moda e teatro.
Il volto come autobiografia segreta
La fisiognomica è stata da tempo relegata al mondo delle pseudoscienze, ma resta difficile negare che il volto conservi tracce della nostra storia personale. Rughe, espressioni, sguardi e atteggiamenti diventano segni di esperienze vissute, emozioni sedimentate e pensieri ripetuti nel tempo.
Nei lavori di Flaccavento questa idea viene amplificata fino all’estremo. I suoi personaggi non sono semplici ritratti, ma mappe emotive. Volti che sembrano raccontare intere esistenze pur restando immobili sulla carta.
Trucco, moda e identità: la maschera che rivela
La pelle assume colori improbabili, i lineamenti vengono geometricamente deformati, il trucco invade il volto fino a sfiorare il grottesco. Le pettinature sfidano ogni regola estetica e sembrano appartenere a creature provenienti da universi paralleli.
Eppure proprio nell’artificio emerge una verità inattesa.
Il maquillage, anziché nascondere, diventa linguaggio. Ogni eccesso cromatico racconta un’identità possibile, ogni deformazione suggerisce una ribellione alle convenzioni. I volti di Flaccavento sembrano affermare che la personalità non è mai una sola, ma una continua successione di trasformazioni.
L’eredità della moda e l’ombra di Leigh Bowery
L’esperienza professionale di Angelo Flaccavento nel mondo della moda riaffiora costantemente nelle sue opere. Il figurino diventa struttura narrativa, mentre il volto si trasforma in una sorta di moodboard vivente, una raccolta di suggestioni estetiche che potrebbero appartenere a una sfilata impossibile.
Forte è anche l’influenza di Leigh Bowery, icona assoluta della performance art e della cultura underground londinese degli anni Ottanta. Le sue provocazioni estetiche e la sua visione radicale del corpo come opera d’arte sembrano riecheggiare in questi personaggi eccentrici e magnetici.
Come i frequentatori del leggendario nightclub Taboo, le creature di Flaccavento appaiono come “bellissimi mostri”: figure che celebrano l’artificio come atto di libertà e sfida ai conformismi.
Facce come emoji contemporanee
La raccolta presentata può essere letta come una personale enciclopedia emotiva. Una collezione di emoji artistiche, analogiche e profondamente umane.
Ogni volto rappresenta uno stato d’animo, una tensione, un desiderio, una fragilità o una provocazione. Le espressioni oscillano continuamente tra commedia e tragedia, tra sorriso e smarrimento, generando una narrazione aperta che invita lo spettatore a completarla con la propria esperienza.
Il fronte e il retro: l’identità come doppio
I disegni sono realizzati su piccoli fogli di appena 10×15 centimetri, utilizzati su entrambi i lati. Ciò che affiora dal recto attraversa la carta e lascia tracce sul verso, creando un dialogo inatteso tra le immagini.
Una scelta che assume anche un forte valore simbolico. Come le macchie che trapassano il foglio, anche l’identità umana lascia continuamente segni visibili e invisibili. Ogni volto nasconde un altro volto, ogni maschera ne contiene un’altra.
Un gioco di rimandi che richiama inevitabilmente le riflessioni pirandelliane sulla molteplicità dell’io, sulle infinite versioni di noi stessi che mostriamo al mondo.
L’arte come celebrazione della metamorfosi
Nell’universo di Angelo Flaccavento non esistono identità fisse. Tutto è trasformazione, travestimento, reinvenzione continua.
Le sue facce non cercano la somiglianza con il reale ma la possibilità di immaginare nuove forme dell’essere. Sono creature sospese tra moda, performance, teatro e arte contemporanea, capaci di raccontare il nostro tempo attraverso il linguaggio universale del volto.
Perché ogni faccia è una storia. E ogni storia, prima o poi, lascia il segno.


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