La maggioranza all’Ars volta le spalle ad Abbate: bocciati gli emendamenti su pensioni e indennità

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All’Ars il voto segreto continua a rappresentare un’incognita per la maggioranza di centrodestra. Nell’aula di Palazzo dei Normanni, infatti, sono stati bocciati due emendamenti considerati significativi durante l’esame del ddl stralcio “Norme in materia di personale, di autorizzazioni e di incentivi”, facendo emergere nuove tensioni interne alla coalizione che sostiene il governo regionale.

Il primo stop riguarda l’emendamento presentato dal presidente della commissione Affari istituzionali, Ignazio Abbate (Dc), respinto con 34 voti contrari e appena 12 favorevoli. La norma puntava a estendere ai dipendenti della Regione Siciliana i benefici previsti dalla legge statale sulla cosiddetta “pensione anticipata flessibile”. In particolare, avrebbe consentito ai lavoratori che maturano i requisiti nel 2025 di rinunciare all’accredito contributivo ricevendo direttamente in busta paga la quota di contributi a proprio carico.

La bocciatura, arrivata attraverso il voto segreto, viene letta come l’ennesimo segnale delle difficoltà numeriche e politiche della maggioranza all’interno dell’Assemblea regionale siciliana.

Sempre nel corso della seduta è stata respinta anche una norma che prevedeva un aumento delle indennità per i sindaci metropolitani, i presidenti dei Liberi consorzi e i componenti dei rispettivi Consigli. A rivendicare il risultato sono state le opposizioni.

“Come opposizioni all’Ars siamo riusciti a bloccare, con il voto segreto, un aumento insensato di spese”, ha dichiarato il deputato del Pd Nello Dipasquale, sottolineando che il provvedimento avrebbe comportato una spesa aggiuntiva di circa 400 mila euro.

Secondo l’esponente democratico, il centrodestra “era pronto a mettere la firma su norme di spesa che avrebbero appesantito ulteriormente i bilanci degli enti locali”. Dipasquale ha spiegato di avere proposto di trasferire la copertura economica dal bilancio degli enti locali a quello regionale, “evitando così di sovraccaricare ulteriormente le ex Province”, ma la soluzione non sarebbe stata accolta.

Il Pd e il M5s parlano dunque di “spreco evitato”, mentre la doppia bocciatura certifica ancora una volta le fibrillazioni nella maggioranza di governo, già emerse in più occasioni durante questa legislatura.

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