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Ragusa in piazza per la pace: “10, 100, 1000 piazze Donne per la Pace” tra pioggia, reti sociali e simboli di cura
19 Apr 2026 14:09
Anche la pioggia non ha fermato la partecipazione a Ragusa alla manifestazione “10, 100, 1000 piazze Donne per la Pace”, che ieri ha visto cittadini e associazioni riunirsi alla rotonda Maria Occhipinti per un momento collettivo dedicato alla pace e al rifiuto della guerra.
L’iniziativa, che a livello nazionale ha coinvolto centinaia di piazze italiane, è stata promossa a Ragusa da un ampio fronte di realtà associative: Adesso Basta, Anpi, Aiad, Cgil, Spi Cgil, Gas Mazzarelli, Auser e Soroptimist, unite in un messaggio comune di impegno civile e solidarietà.
Una rete nazionale che unisce le piazze italiane
La mobilitazione “10, 100, 1000 piazze Donne per la Pace” rientra in una rete nazionale di iniziative diffuse, che negli ultimi mesi ha portato in molte città italiane installazioni, incontri e momenti pubblici dedicati al tema della pace.
In diverse città, da nord a sud, le piazze si sono riempite di tessuti, arazzi e manufatti realizzati a mano, simboli di una partecipazione collettiva che mette al centro il linguaggio della cura e della relazione. In alcune località, il gesto del “tessere insieme” è diventato il cuore stesso della manifestazione, trasformando fili e stoffe in un messaggio condiviso contro la guerra e la violenza.
Il significato delle “coperte di pace”
Anche a Ragusa il simbolo più visibile è stato quello delle coperte realizzate a mano, portate in piazza come segno di protezione e vicinanza.
Questi manufatti si inseriscono in una tradizione già diffusa in molte iniziative femminili per la pace: il lavoro collettivo di cucito e tessitura diventa una metafora concreta di unione, cura e resistenza alla guerra. L’atto del “rammendare” e dell’“intrecciare fili” viene interpretato come gesto opposto alla distruzione, un modo per ricostruire legami sociali e comunitari attraverso il fare insieme.
Non a caso, nelle mobilitazioni nazionali, questi arazzi e coperte vengono spesso descritti come una “trama resistente” capace di opporsi simbolicamente alla logica della guerra e della separazione.
Ragusa dentro una mobilitazione più ampia
L’appuntamento ibleo si inserisce così in un quadro nazionale più ampio, che ha visto piazze di molte città italiane aderire contemporaneamente all’iniziativa, con momenti pubblici, letture, installazioni e performance collettive.
In diversi casi, le manifestazioni hanno assunto anche un valore politico e culturale, rilanciando un messaggio chiaro: la pace non è solo uno slogan, ma un lavoro quotidiano fatto di partecipazione, responsabilità e relazioni sociali.
Un messaggio che passa dalla comunità
A Ragusa, la scelta della rotonda Maria Occhipinti non è stata casuale: un luogo simbolico che richiama memoria civile e impegno sociale, e che ieri si è trasformato in spazio di incontro nonostante il maltempo.
La partecipazione delle associazioni promotrici ha dato corpo a un’idea di piazza come luogo vivo, dove la cittadinanza si riconosce e si confronta su temi globali partendo dal territorio.
Una rete che continua a crescere
La manifestazione di Ragusa conferma la diffusione crescente di queste iniziative, che stanno costruendo una rete nazionale di piazze unite da un linguaggio comune fatto di simboli semplici ma forti: stoffe, fili, parole, gesti condivisi.
Un modo diverso di parlare di pace, che passa non solo dalle dichiarazioni, ma dalla costruzione collettiva di segni concreti di comunità.

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