“Danni annunciati”: Legambiente Sicilia denuncia cementificazione e abusivismo sulle coste

L’appello di Legambiente Sicilia. Pianificare le coste dell’isola con un occhio attento ai nuovi scenari climatici. Niente più abusivismo sulle coste.

Dal ciclone Harry distruzione ma anche riflessioni. Riflessioni su quanto accaduto nelle coste dell’isola con danni ingenti ai litorali, ai servizi, alle case. Legambiente denuncia da tempo un uso scellerato delle coste siciliane. A parlare, a pochi giorni dopo il ciclone Harry che ha portato paura, distruzione e danni, è Legambiente Sicilia per voce del suo presidente Tommaso Castronuovo. “La crisi climatica che ha il suo epicentro nel Mediterraneo, hotspot del cambiamento climatico, e che purtroppo sta scivolando su un piano sempre più inclinato. Gli effetti di questa crisi sono aggravati dalla fragilità dei nostri territori, frutto anche di scelte urbanistiche scellerate, interventi infrastrutturali sciagurati, abusi edilizi spesso incontrastati, quando non addirittura incoraggiati, e obblighi amministrativi aggirati. L’erosione costiera, aggravata da decenni di cementificazione selvaggia, abusivismo edilizio e pianificazione territoriale inadeguata, rappresenta oggi una delle emergenze più gravi”.

I danni del moto ondoso inusuale che ha spazzato abitazioni, chalet e attività turistiche sono ingenti. Legambiente Sicilia parla di danni annunciati.

“Sono danni annunciati, resi più gravi dall’occupazione indiscriminata delle fasce costiere, dalla distruzione delle dune e dalla rigidità delle opere in cemento, che impediscono alle coste di adattarsi naturalmente agli eventi estremi, sempre più frequenti a causa della crisi climatica. Quelli che oggi vengono definiti danni imprevisti sono in realtà danni ampiamente prevedibili e annunciati – ha commentato Tommaso Castronovo – e se si osserva l’attuale stato di salute delle coste siciliane, è impossibile non notare come si sia costruito indiscriminatamente sulle spiagge e sulle coste rocciose, impermeabilizzando il suolo e distruggendo le difese naturali della costa. È assurdo, oltre che irresponsabile, riproporre la ricostruzione di infrastrutture e edifici in luoghi fortemente esposti agli effetti dei cambiamenti climatici. Allo stesso modo, rispondere con interventi emergenziali e nuove colate di cemento a eventi eccezionali significa aumentare il rischio e i costi, economici e ambientali, per le comunità locali”. Cosa fare, ora? Si parla della necessità di mettere in campo, dando una precisa accelerazione, tutte quelle politiche di mitigazione e di adattamento agli effetti climatici con interventi di rinaturalizzazione delle coste oltre che fermare le costruzioni edilizie sui tratti dove è vietata l’edificazione, ripristinare i sistemi dunali che rappresentano un deterrente all’invasione del mare verso l’interno delle fasce costiere e non fare rinascere l’abusivismo che per decenni ha cancellato chilometri e chilometri di habitat costiero naturale.

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