Allerta Meteo o Allerta “Neuro”? Tutti scienziati sui social

La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola

L’allerta meteo non è soltanto un avviso di protezione civile: è anche, diciamolo con garbo scientifico, un raffinato test di intelligenza di massa. Basta scorrere qualche commento sui social per rendersene conto. In pochi minuti si passa dalle previsioni atmosferiche alle filippiche apocalittiche su cosa sia giusto o sbagliato per il genere umano. Alcuni proprio non ce la possono fare. È più forte di loro. Fortunatamente sono pochi. Sfortunatamente sono rumorosi, instancabili e dotati di connessione dati.

In teoria la faccenda è semplice: noi non abbiamo le competenze specifiche e dunque ci affidiamo a chi di dovere. Meteorologi, protezione civile, tecnici, istituzioni. In pratica, però, viviamo nell’epoca dell’esperto universale: quello che capisce di calcio più dell’allenatore, di tennis più del numero uno del ranking, di medicina più del primario, di meteorologia più dei satelliti, di sicurezza più delle forze dell’ordine, di scuola più degli insegnanti. E ovviamente non è mai contento. C’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. Qualunque decisione tu prenda, per lui hai sempre sbagliato. Se chiudi le scuole sei allarmista, se non le chiudi sei un criminale. Se avvisi troppo presto, crei panico; se avvisi tardi, sei incompetente. Un capolavoro di coerenza emotiva.

Qui entra in scena il celebre effetto Dunning-Kruger. Non è la sindrome di Freddy Krueger – anche se talvolta provoca incubi simili – ma un fenomeno psicologico ben documentato: le persone con basse competenze in un ambito tendono a sovrastimare enormemente le proprie capacità, mentre quelle realmente competenti tendono a essere più caute e consapevoli dei propri limiti. In altre parole, meno sai, più sei convinto di sapere tutto. È un meccanismo cognitivo subdolo, perché l’ignoranza non solo produce errori, ma impedisce anche di accorgersene. Il risultato? Una bacheca Facebook popolata da climatologi autodidatti, ingegneri idraulici dell’ultimo commento e strateghi della gestione delle emergenze… dal divano.

Io oggi, invece, faccio uno sforzo rivoluzionario: non mi lamento. Non pontifico. Apprezzo la prudenza di chi decide (i politici, sì, anche loro), la serietà di chi interviene (Vigili del Fuoco, Polizia, Protezione Civile), la forza silenziosa di chi ha subìto danni e ora deve ricominciare. In questi momenti non servono analisi da bar virtuale, ma empatia. Solidarietà vera. Rispetto per chi, soprattutto nelle zone costiere, si trova a fare i conti con un dramma concreto, non con un’opinione.

Scusatemi se chiudo senza una previsione tecnica. Non sono un meteorologo. Ma almeno so riconoscere i miei limiti. E soprattutto so di non avere il quoziente intellettivo di un vavalucio dopo una sbornia al bar di Facebook.

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