Tredici batuffoli di vita trovati e salvati a Natale

A Scicli il Natale è arrivato anche dove non ci sono luci né presepi. È arrivato in una boscaglia, ai margini di un’azienda, dove tredici cuccioli sono nati lontano dagli sguardi, affidati solo al caso e a una segnalazione arrivata in tempo. È successo nel pomeriggio del 24 dicembre, mentre la città si preparava alla vigilia e il tempo sembrava rallentare.
I piccoli sono figli di due cagnoline randagie già conosciute dalle associazioni del territorio, protagoniste, loro malgrado, di una storia che si ripete da anni: due cucciolate ogni dodici mesi, una catena che non si interrompe e che continua ad alimentare un’emergenza che non è solo animalista, ma sanitaria e sociale.
A intervenire sono state LAV Ragusa e le associazioni Amici di Italo e Argo, che tornano a denunciare una situazione ferma da troppo tempo. Il ritrovamento dei cuccioli non è un episodio isolato, ma l’ennesimo segnale di un sistema che non funziona. Per questo le associazioni chiedono un cambio di passo immediato: la sterilizzazione delle due cagne madri, con la successiva re-immissione controllata, e soprattutto la convocazione urgente del Tavolo Tecnico sul Randagismo.
Un organismo che dovrebbe coordinare interventi, controlli e strategie e che, secondo quanto denunciato, non viene riunito da anni, nonostante la gravità del problema. Eppure il prezzo dell’inazione è noto: nuovi randagi, canili sovraffollati, costi sempre più alti per la collettività e animali condannati a una vita dietro le sbarre, se riescono a sopravvivere.
Le associazioni ricordano come Scicli abbia già conosciuto il volto più drammatico del randagismo. La tragedia del 2009, con la morte del piccolo Giuseppe Brafa, resta una ferita che impone memoria e responsabilità. «Non si può abbassare la guardia», ribadiscono, perché il rischio per la sicurezza pubblica e per la salute non è mai scomparso.
Da qui la richiesta che attorno allo stesso tavolo siedano Comune, Polizia Municipale, ASP – Servizi Veterinari e volontariato, per costruire un piano di controllo capillare del territorio, l’unico strumento capace di prevenire la formazione di branchi e di affrontare davvero l’emergenza.
Intanto il volontariato continua, senza ferie e senza feste. I cuccioli sono stati messi in sicurezza, ma la loro storia resta un promemoria scomodo: il randagismo non nasce all’improvviso, cresce nel silenzio. E a Scicli, anche dopo Natale, chiede ancora risposte.

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