Comiso in lacrime: folla commossa ai funerali del piccolo Raffaele Sallemi

La città di Comiso saluta per l’ultima volta il piccolo Raffaele Sallemi, il bimbo di due anni, morto nella piscina della propria casa di villeggiatura a Caucana il 21 agosto scorso. 

Nella basilica di Maria SS Annunziata, piena all’inverosimile si sono svolti i funerali del bambino. C’erano i familiari e gli amici, il sindaco, Maria Rita Schembari, alcuni assessori e consiglieri comunali.

A presiedere il rito funebre è stato il vescovo, Giuseppe La Placa. Hanno concelebrato il vicario generale don Roberto Asta, il parroco dell’Annunziata don Biagio Aprile, il parroco di Maria SS delle Grazie, don Mauro Nicosia, don Franco Ottone (già parroco della chiesa delle Grazie), i sacerdoti don Francesco Vicino, don Giuseppe Berenato, don Salvatore Bertino.

“Due anni appena – ha detto il vescovo la Placa nell’omelia – ci è stato strappato dalle mani e dal cuore in un modo che non avremmo mai potuto immaginare. Una vita fragile e pura, che cominciava appena ad aprirsi alla meraviglia del mondo, si è spenta in quell’acqua che avrebbe dovuto essere spensieratezza, freschezza, respiro d’estate: la piscina, luogo di gioia e spensieratezza, si è trasformata in una tomba. La morte di un bambino, Raffaele come la piccola Carlotta, pesa più di ogni altra. È una ferita che lacera le nostre certezze perché contraddice l’ordine naturale delle cose. Un figlio non dovrebbe mai precedere i suoi genitori. Non dovrebbe. eppure è accaduto. E noi oggi siamo qui con il cuore lacerato, avvolti da un dolore che solo Dio può accogliere e custodire”. Il vescovo si è poi rivolto ai genitori, ai nonni, ai familiari. “Davanti a un dolore come il vostro non ci sono parole che potrebbero consolare. Il silenzio potrebbe bastare. Il silenzio e le lacrime. Il silenzio infatti è l’’unica voce capace di potere esprimere la nostra partecipazione a un dolore così grande, a un mistero così fitto, a una ferita così profonda. Se oggi osiamo rompere questo silenzio, lo facciamo con infinita delicatezza, quasi in punta di piedi. Non lo facciamo per pronunciare parole nostre, fragili e inutili, ma per lasciar risuonare l’unica parola che conta, quella che abbiamo ascoltato nel Vangelo, quella che viene da Cristo. E insieme a questa parola vogliamo farvi sentire la nostra vicinanza, dirvi che non siete soli”.

Poi ha richiamato il grido di Gesù sulla croce “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. Non abbiamo risposta. Il grido di Gesù sulla croce e rimasto sospeso. Ma quel perché si apre a un’altra domanda “Per chi? Per chi ha vissuto in questi due anni Raffaele? Per i genitori, per i nonni, per questa comunità che oggi si stringe a lui. Raffaele ha vissuto per il Signore nelle cui braccia oggi si trova. La vita non è finita, è trasformata. Raffaele vi è affidato oggi in un modo misterioso e nuovo. La comunione dei santi non è un concetto astratto. È realtà. Raffaele vive. Perché l’amore e più forte della morte. La Madonna Annunziata che ha custodito il dolore per la morte del Figlio saprà consolare il vostro cuore. Con il cuore colmo di lacrime lo affidiamo al Signore. Signore, tienilo con te, abbraccialo tu per sempre”. E infine: “Non smettete di piangere. Ma il piccolo Raffaele vi ama più di quanto avrebbe potuto fare in questa terra”.

All’uscita dalla Chiesa, un canto di lode si è levato al cielo. Infine, i palloncini azzurri sono stati liberati in aria, quasi a raggiungere simbolicamente il Cielo.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it