Bruno Ficicchia, sciclitano, racconta come ha soccorso una donna vittima di un tentato stupro a Milano

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Occhi tumefatti e paura a mille che, col tempo, si spera andrà a scemare elaborando quanto di terribile le è accaduto. E’ questa l’immagine della donna, vittima di un tentativo di stupro a Milano, che si è trovata davanti stamattina il dottor Bruno Ficicchia, sciclitano trapiantato nel 1958 nel capoluogo lombardo, dopo l’aggressione di giovedì pomeriggio. E’ lui l’uomo che l’ha salvata dalla violenza di uno straniero entrato in casa della donna non disdegnando di “usare le mani e le maniere forti” contro la malcapitata.

Oggi abbiamo raggiunto al telefono il dottor Ficicchia, 94 anni a gennaio del 2024, nella Milano dove vive da 75 anni. Vedovo da quattro anni dopo la morte della signora Sofia, abita nella sua casa milanese. Una vita tranquilla, con figli e nipoti, dopo anni di lavoro nei ranghi dirigenziali di un’azienda.

Sentire una voce dalla sua Scicli gli ha fatto piacere e, rispolverando un dialetto siciliano ancora perfetto, ha commentato questo momento che sta vivendo. “Agghiu a casa china” – ha detto dall’altro capo del telefono – china di giornalisti televisivi, radiofonici, dei siti on line e dei giornali. Non pensavo di trovarmi in questo turbinio di curiosità ed attenzione. Mi hanno definito un eroe. Non mi sento tale, ho avuto solo la freddezza di non farmi prendere dal panico. Fra l’altro quella donna a terra, sanguinante e disperata non poteva che muovere una grande forza in me. Forza che non è mancata anche agli altri inquilini del palazzo che in quel momento si trovavano in casa”.

Un racconto da brividi con l’aggressore ancora in fra quelle mura mentre si cercava di dare soccorso alla malcapitata.

“Erano circa le 19 di giovedì scorso quando ho sentito dal mio appartamento delle grida. Dalla voce ho capito che erano quelle della signora che abita nel mio stesso pianerottolo. Quando sono uscito ho visto la porta spalancata e due persone impietrite ma pronte a soccorrerla. E lei che, finita a terra, gridava aiuto con il volto insanguinato. E ci diceva pure, con il suo accento polacco, che l’aggressore era ancora in casa. Ho girato subito i tacchi e rientrando nel mio appartamento ho preso la pistola scacciacani che tenevo conservata e sono tornato in casa della mia vicina. Ho trovato l’uomo, un “gigante” extracomunitario di giovane età, nella camera da letto. L’ho intimorito con la pistola e l’ho fatto uscire dalla stanza nell’attesa dell’arrivo dei militari. Sotto la minaccia della pistola, per fortuna il giovane non ha capito che fosse una scacciacane, è rimasto fermo. Poi è stato un susseguirsi di eventi. La donna è stata trasportata in ospedale e l’aggressore è andato con i militari. La paura, tanta ma proprio tanta per le famiglie del palazzo, ha lasciato il posto al racconto di un episodio che nessuno avrebbe voluto vivere”.

Dottor Ficicchia, nella sua Scicli, il sindaco Marino, l’Amministrazione comunale e la città tutta sono fieri del suo nobile gesto.

“Mi fa piacere, sono finito oggetto di attenzione ma mi creda quello che ho fatto, nella foga della disperazione, lo rifarei tante altre volte. C’è tanta indifferenza attorno a noi. Nella grande città, poi, si sente di più. Ma non dobbiamo arrenderci, non ci dobbiamo rimanere indifferenti – afferma – che questo episodio possa servire per scuotere gli animi alla solidarietà, all’aiuto reciproco. Se dovesse servire a ciò, ebbene sono pronto a raccontarlo mille molte. Alla mia città natale mando un caro saluto. Sarò lì a giugno per un periodo di vacanza a Donnalucata, al quale con la mia famiglia siamo abituati. Intanto mi spettano ancora altri incontri con giornalisti ed amministratori della Regione e della città in cui vivo quotidianamente. Sono contento di aver visto stamattina la signora vittima dell’aggressione, è malconcia ancora nel corpo e nello spirito. Spero che riesca a risollevarsi. Noi l’aiuteremo come l’abbiamo aiutata due giorni con estrema prontezza”.

Foto: Repubblica

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