Anche le città hanno un’anima: psicologia benefica di un centro sportivo  

La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola 

“Houston! … qui Ragusa.”

L’inaugurazione internazionale del nuovo “Stadio delle Sirene”. A Marina di Ragusa.
Alcune scelte hanno un valore simbolico. Estetico. Pedagogico. È la logistica sottile delle Idee. L’architettura sacra delle cose umane et urbane. Infatti, a volte, la risonanza psicologica e sociale, che alcune realizzazioni hanno sui bambini e sulle famiglie, trascende di gran lunga la sensibilità politica di chi ne è l’autore felice (e, in questo caso, illuminato dalla grazia).


All’inauguratio ho preso parte, un po’ invitato e un po’ “imbucato”, in qualità di “zio” accompagnatore di bambino calciatore (molto promettente) e marino-residente. Ero emozionato. Molti rumors annunciavano la presenza di Cristiano. Malgioglio. Non Ronaldo. A me sarebbe spettato l’ingresso d’onore. Assieme a Dolce e Gabbana, ferunt, che tuttavia hanno perso l’aereo da Marzamemi. E hanno tentato un collegamento su Zoom in videoconferenza. Dicono.

Io sono stato scelto in qualità di collaudatore. Ho dovuto provare il campo da padel per due ore. Quello da tennis per cinque set. Quello da basket per un match. Quello da calcetto per due tempi, i supplementari e i rigori. Infine ho collaudato il nuovo reparto di terapia intensiva del Giovanni Paolo II.
Avrei preferito riempire i macallè di ricotta e crema come faccio di solito in queste occasioni. Ma mi è stata rappresentata l’urgenza di testare la resilienza delle nuove strutture. Me l’accollai. Per la mia città farei questo ed altro.


Magnificente. Fantasmagorico. Imperiale a tratti. Quelle scalinate da Villa Adriana mi hanno fatto sentire alla Notte degli Oscar. E un po’ a Sanremo Diversamente Giovani. La prima volta che l’ho visto mi sono sentito a Las Vegas. O nella Giarratana dei tempi d’oro. Il Centro Sportivo Marina di Ragusa è un impianto polifunzionale, con due campi da tennis, due da padel, un’area polivalente per la pallacanestro, il calcetto, spogliatoi, spazi adatti per sport da tavolo o per eventi. Un’area ristoro sarà curata dai gestori dell’impianto.

È uno spazio di aggregazione e sano assembramento, un centro benessere mentale e psicofisico, un profilo Instagram in pietra, piante e colori sotto le luci dei valori dello sport, una distrazione dalla dipendenza da videogiochi e social, forse la nuova opportunità per gli allievi della scuola nel corso dell’anno (per le loro lezioni di educazione fisica e psicomotricità, che si annunciano davvero avvincenti), la risposta ai bisogni di un quartiere che continua a popolarsi e crescere. In un deserto che per decenni è stato il cuore nero dell’abbandono, dell’incuria e del degrado. Metafora invisa del declino e dell’anima talora decadente di un giardino. La nostra città.

Nostalgia. Da bambino giocavo con gli amici dell’estate in quello stadietto. Poi per anni appunto si è perso. Tra gechi e pantegane iblee. Sono felice che i nostri figli possano riscoprirlo moderno e funzionale. E magnetico. Come il “Canto delle Sirene”.

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