MòSECA

Avrebbe detto il grande Totò, che in fatto di parole se ne intendeva assai….

La mòseca (musica) come stimolo e occasione di aggregazione, pilotabile a fini religiosi o politici o biecamente elettorali. La mòseca come stimolo e occasione di crescita individuale –  sia pure condivisa – e di allargamento degli orizzonti culturali ed estetici.

La tristezza di Ragusa, di cui abbiamo parlato in qualche occasione passata, è oramai un fatto acclarato: basta andare un po’ in giro per la città, specie dal venerdì al sabato, per rendersene conto. L’addensamento di vite umane, in vitale espressione di sé, è confinato all’angusto spazio di Ibla. Per l’esattezza al corso XXV aprile, dal Duomo di San Giorgio ai Giardini. Dove turisti e ragazzi sono impegnati, rispettivamente, nella scoperta del patrimonio artistico e nella scolatura della quinta birra danese. Ah già, le famigliole che passeggiano nei viali del Giardino……

Uno poco poco sveglio non può non chiedersi che cosa offra Ibla (ovvero Ragusa) ai tanti (tanti?) turisti che la attraversano, oltre ai percorsi guidati delle sue chiese e dei suoi palazzi.  La domanda, esattamente, è: qual è, se c’è, l’offerta culturale della nostra città?

E qui torniamo alla prima annotazione sulla mòseca, che è uno degli strumenti fra i tanti in cui si può articolare tale offerta. Si ascolta musica a Ragusa? Esiste una realtà musicale che non sia riconducibile a una di queste tre categorie?:

1.       Eventi nazional-popolari di indubbio valore aggregante ma di molto dubbio valore culturale e artistico (luogo di elezione: teatro tenda comunale)

2.       Rassegne asfittiche per conventicole quasi private, dedicate in genere a stilemi musicali rigorosamente “canonici” e ospitanti in genere artisti di livello non stratosferico (luoghi di elezione: teatri privati, auditorium deserti…..)

3.     Gesti isolati di una sorta di volontariato culturale da parte di giovani artisti (fortuna che ci sono loro) ed associazioni (il MASD, ad esempio….)

Niente che somigli alla programmazione, di livello elevatissimo, che si fa a Modica, o a Vittoria, o persino a Comiso, che fa meno della metà degli abitanti del capoluogo. E non stiamo parlando di teatro, di dibattiti culturali, di pittura.

Penso che se ne possa derivare un’indicazione, fra le tante: se la nostra amministrazione pubblica vuole, può, anche con una spesa modica, cambiare rotta alle proposte e alle iniziative. Qualcosa che faccia crescere e non solo qualcosa che crei o alimenti consenso. Occore però fare due passaggi epocali: uscire dalla logica di una cultura contadina che ha creato la più sana e intraprendente banca del mezzogiorno (avete capito quale?) ma non mastica cultura neanche con le bombe; fare pensare gli eventi a gente che se ne intende e che sa conciliare la comunicazione alla cultura.

Dimenticavo: Ragusa non è solo Ibla, è anche Marina!

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