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Ragusa-Catania: la corte dei conti apre indagine sui 37 milioni dati a Bonsignore per il progetto di raddoppio
03 Lug 2021 08:17
E torniamo, ancora una volta, a parlare di Ragusa-Catania. L’eterna incompiuta che darebbe un po’ di respiro, in termini di collegamenti, alla città di Ragusa e alle altre città iblee con Catania evitando di percorrere quella statale ormai troppo malandata e fin troppo trafficata. La provincia di Ragusa, infatti, insieme a Sondrio, è l’unica ancora oggi non raggiunta nemmeno da un metro di autostrada.
E diciamoci la verità: non è cosa da poco e non è da tutti farsi rimborsare progetti dallo Stato per centinaia di milioni di euro. Ed è proprio quello che è successo nel caso della SARC, la società fondata dall’imprenditore siculo-torinese Vito Bonsignore e altri soci nel 2014, che ha ottenuto un rimborso di 37 milioni di euro per aver ceduto il progetto ad Anas. Un progetto che, però, secondo alcuni, è già vecchio e presenta notevoli carenze finanziarie.
Si ricorderà il momento del trionfo in cui venne annunciato dall’allora governo Conte sostenuto da M5S e Lega di aver avviato per la Ragusa-Catania un progetto interamente pubblico a carico di Anas.
Bene, ora i nodi vengono al pettine. Perché per ottenere la concessione del progetto, a Vito Bonsignore sono stati dati 37 milioni e, a quanto pare, la Corte dei Conti vuole vederci chiaro.
C’ è una leggina ad hoc, inserita nel decreto Milleproroghe 2019 e subito “sfruttata” da una delibera del Cipe un anno fa, che lo consente: e trasforma in milioni le rivendicazioni di privati costruttori che non riescono neppure ad avviare i lavori.
Il piano economico finanziario predisposto dalla Sarc in base all’impostazione del project financing, con fondi in parte pubblici e in parte privati, non reggeva, a meno di ripagare i costi di costruzione con pedaggi di 18 euro per percorrere 66 chilometri, cosa che all’epoca creò un certo scandalo fra gli utenti.
Sotto il primo governo Conte il ministero delle Infrastrutture, guidato da Danilo Toninelli (M5S), prepara la strada all’accordo con Bonsignore. Il compito di valutare il corrispettivo da versare alla Sarc per ripagare i costi sostenuti sino a quel momento, come studi di fattibilità e progetto definitivo, viene affidato a un collegio dell’ordine degli ingegneri, che stima in 37 milioni la cifra dovuta.
La decisione viene poi formalizzata dal secondo governo Conte, quando il Mit è guidato da Paola De Micheli (Pd): il decreto Milleproroghe di dicembre 2019, convertito in legge a febbraio 2020, introduce una norma che consente ad Anas di “acquistare gli eventuali progetti elaborati dal concessionario previo pagamento di un corrispettivo determinato avendo riguardo ai soli costi di progettazione e ai diritti sulle opere dell’ingegno”. Sulla base di tale norma, il Cipe un anno fa dà l’ok all’operazione. Così, alla fine, Anas versa 37 milioni a Bonsignore.
Al ministero dei trasporti qualcuno dovrà rendere pur conto di questo, ovvero l’ex ministro Toninelli e il sottosegretario Giancarlo Cancelleri e anche qualche onorevole ragusano che ci è cascato con tutti i piedi. Certo, dire alla gente che si fa un’autostrada che non costerà un euro di pedaggio, è sicuramente un bell’argomento elettorale, anche se poi bisognerà vedere se sarà proprio così. Intanto i cittadini hanno già pagato 37 milioni di euro senza che nemmeno una pietra sia stata mossa.
Se si fosse lasciato il progetto nelle mani della SARC di Bonsignore, invece di pagarlo milioni per concedere ad ANAS un progetto vecchio e inutile, l’imprenditore avrebbe dovuto avviare per forza i cantieri, altrimenti avrebbe perso la concessione pubblica. Invece, si ritrova svincolato da una patata bollente e pure con un risarcimento milionario. E naturalmente, dei cantieri per la realizzazione della Ragusa-Catania neanche l’ombra. A chi dobbiamo dire grazie?
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