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L’autunno siciliano profuma di rosso: il segno identitario di Cusumano interpreta il Nero D’Avola e il Nerello Mascalese in tre diversi territori dell’Isola
19 Nov 2020 17:01
“Ogni vino nasce in un luogo preciso perché è lì che sappiamo che darà il meglio di sé. Così ognuno può mostrare un carattere riconoscibile e preciso. Proprio come una persona”. Così i fratelli Diego e Alberto Cusumano raccontano l’approccio distintivo all’enologia che si concretizza in 6 tenute in altrettanti territori con caratteristiche specifiche: ciascuna con un’identità precisa dove ogni vitigno si esprime al meglio. Ne sono la conferma i tre vini rossi, Disueri, Benuara e Alta Mora Etna Rosso, selezionati per la tavola autunnale.
Disueri. Il Nero d’Avola di Tenuta San Giacomo (Butera, CL). A Tenuta San Giacomo la potenza naturale dei vitigni autoctoni e l’eleganza e la freschezza date dall’altitudine e dal terreno calcareo ricco di trubi bianchi trovano la loro perfetta sintesi nel Nero d’Avola. Camminando tra i filari di questo angolo della Sicilia Meridionale, sembra di vedere ovunque torrone bianco: la terra qui è calcarea, riverbera il sole come fosse neve, anche d’estate. Il mare non si vede, ma è vicino (a circa 10 km) e si sente nel vento che soffia tra i filari a 400 metri di altitudine. C’è una forte escursione termica tra il giorno e la notte e questa fa sì che l’uva mantenga una forte acidità. Questo vitigno emblema della Sicilia, in un terreno così particolare, raggiunge una maturazione piena ed equilibrata. In settembre le uve, allevate a spalliera, sono raccolte manualmente, in cassette. Le rese sono basse, frutto di una rigorosa selezione: solo 60 ettolitri per ettaro per il Disueri, un Nero d’Avola in purezza succoso e piacevole.
Benuara. Il Nero d’Avola incontra il Syrah a Tenuta Presti e Pegni (Monreale, PA). Tenuta Presti e Pegni è la Sicilia dell’immaginario di tutti. Calore e potenza, ma anche grande complessità grazie ai suoi terreni. È questa la casa dei vitigni internazionali di Cusumano, del Syrah soprattutto. Qui i vigneti si trovano su colline esposte al sole dall’alba al tramonto. A rinfrescare l’aria arriva la brezza del mare, a circa 10 km di distanza, che dissipa il calore. Qui i terreni sono argillosi e compatti, fattore che dà maggiore complessità ai vini, a partire dal colore. Ed è proprio al colore di un piccolo fiore rosso che cresce in primavera attorno al Mediterraneo che deve il suo nome il Benuara: il perfetto connubio della potenza tutta siciliana del Nero d’Avola con la complessità del Syrah che nei vigneti di questa tenuta ha trovato una dimora adatta a sviluppare il suo carattere speziato.
Alta Mora Etna Rosso. Il Nerello Mascalese in purezza dell’Etna. Il più grande vulcano d’Europa, simbolo di una natura emozionante e di una viticoltura antica e ostinata, è il luogo che i fratelli Alberto e Diego Cusumano, insieme al padre Francesco, hanno scelto per creare vini che sappiano esprimere la qualità e il carattere di un territorio unico, dando vita al progetto ALTA MORA. È dal Nerello Mascalese, varietà autoctona coltivata a spalliera e ad alberello ad una altitudine di 600/800m slm, che nasce l’Alta Mora Etna Rosso: le uve sono raccolte manualmente in cassette nella seconda metà di ottobre, tra le Contrade Verzella, Guardiola, Feudo di Mezzo e Solicchiata (Castiglione di Sicilia, CT). Il risultato è un vino rosso elegante sia nel suo aspetto che nel suo sapore.
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