Vivicittà Ragusa 2026, il traguardo che emoziona: Salvo Greco in lacrime conquista la città

C’è qualcosa che va oltre il cronometro, oltre la competizione, oltre persino il traguardo. È ciò che si è vissuto a Vivicittà Ragusa 2026, andato in scena questa domenica 12 aprile tra le strade di Ragusa. Una giornata che ha trasformato la città in un grande palcoscenico di sport, partecipazione e, soprattutto, emozioni vere.

La manifestazione simbolo della UISP ha rinnovato ancora una volta la sua tradizione, portando nel cuore degli Iblei centinaia di atleti, famiglie e appassionati. Una corsa che si svolge in contemporanea in tutta Italia, ma che a Ragusa assume ogni anno un significato speciale, fatto di comunità, memoria e condivisione.

Il via, come da tradizione, è stato dato alle 10:30 in punto, in collegamento nazionale, lungo il circuito dei Tre Ponti, con partenza da Viale Tenente Lena. Tre giri da 3,3 chilometri ciascuno, tra le vie cittadine, in un percorso ormai iconico che ha visto alternarsi fatica, entusiasmo e applausi.

Ma il momento che resterà impresso nella memoria collettiva di questa edizione ha un nome e un volto: Salvo Greco. L’atleta vittoriese è stato il primo a tagliare il traguardo, ma la sua vittoria è andata ben oltre il risultato sportivo. Appena oltre la linea d’arrivo, sopraffatto dall’intensità del momento, si è fermato, ha portato le mani al volto e si è lasciato andare a un pianto liberatorio.

Lacrime vere, profonde, cariche di significato. Lacrime che raccontano sacrifici, allenamenti, sogni e forse anche momenti difficili. Lacrime che hanno attraversato il pubblico, creando un silenzio quasi irreale, seguito da un lungo applauso spontaneo. In quel momento, Vivicittà ha smesso di essere solo una gara per diventare una storia condivisa, un’emozione collettiva.

Attorno alla competizione, la città ha vissuto una vera e propria festa. Piazza Libertà si è trasformata in un villaggio dello sport e del divertimento, grazie all’iniziativa “Bimbi in piazza”, inserita nel progetto Crescere Insieme. Sin dalle 9 del mattino, centinaia di bambini hanno riempito lo spazio con risate, energia e curiosità, partecipando a laboratori gratuiti e attività sportive.

Giocoleria, basket, volley, percorsi motori: un mondo colorato e vivace, dove i più piccoli hanno potuto scoprire il piacere del movimento in un ambiente sicuro e stimolante, seguiti da istruttori qualificati. Mentre i grandi correvano lungo il circuito cittadino, loro costruivano un’altra forma di vittoria: quella della socialità, del gioco e della scoperta.

Vivicittà, ancora una volta, ha dimostrato di essere un evento per tutti. Non solo per gli atleti, ma per le famiglie, per i bambini, per chi crede nello sport come strumento di crescita e inclusione.

A sottolineare il valore della manifestazione è stato anche l’assessore allo sport del Comune di Ragusa, che ha voluto evidenziare il lavoro di squadra dietro l’evento:
“Vivicittà rappresenta uno dei momenti più alti dello sport nella nostra città. È una manifestazione che unisce, che parla di inclusione e che coinvolge tutte le generazioni. Voglio ringraziare di cuore la UISP, l’ASD Atletica No al Doping e tutti i volontari per l’impegno straordinario. Insieme al sindaco Peppe Cassì, con convinzione crediamo che queste iniziative siano capaci di valorizzare Ragusa e renderla sempre più viva e partecipata”.

L’organizzazione, affidata alla ASD Atletica No al Doping insieme alla UISP territoriale guidata da Gabriella Elia e al team coordinato da Guglielmo Causarano, ha curato ogni dettaglio, confermando ancora una volta l’altissimo livello dell’evento.

Non è mancata la dimensione sociale, da sempre cuore pulsante del Vivicittà, con la prova “Porte Aperte” all’interno della casa circondariale, simbolo concreto di attenzione e inclusione.

Dedicato alla memoria di Titta Tumino, l’evento ha saputo ancora una volta unire sport e valori, trasformando una semplice gara in qualcosa di molto più grande.

E se è vero che ogni corsa ha un vincitore, a Ragusa ha vinto soprattutto l’emozione. Quella che scorre tra le strade, che esplode in un abbraccio, che si trasforma in lacrime davanti a un traguardo. Quella che, per un giorno, ha fatto battere la città all’unisono.

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