Un ammanco di 369.000 euro sul budget destinato alle prestazioni convenzionate dei laboratori di analisi della provincia di Ragusa sta suscitando forte preoccupazione. A denunciarlo è il Movimento Laboratori Siciliani (MLS) tramite il segretario regionale e provinciale Salvatore Battaglia, che definisce la vicenda «gravissima e penalizzante per il territorio ibleo». Secondo quanto riportato dal sindacato, […]
VINITALY 2011: UN SUCCESSO
12 Apr 2011 05:14
Conclusa questa edizione del Vinitaly, è possibile tracciare un bilancio rilevante: nonostante la crisi che ha colpito il mondo del vino e di cui ancora se ne risentono le conseguenze nel mercato enologico, l’edizione del Vinitaly 2011 è stata un successo, sia per il numero di aziende presenti, sia per il numero di visitatori. Il padiglione siciliano è stato sempre affollato, fin dalle prime ore dell’apertura, ma soprattutto si è potuta notare una grande presenza di cantine, che hanno personalizzato con gusto il proprio spazio, alcuni portando campioni dei diversi terreni da cui nascono i propri vini.
Ma proprio per quanto riguarda i visitatori, troviamo il dato più interessante: la maggiore presenza di visitatori stranieri rispetto alle precedenti edizioni. Questo a dimostrazione di quanto il vino italiano interessi al mercato estero e proprio per questo è l’enologia un settore che l’Italia, tra i maggiori produttori mondiali di vino, non può permettersi il lusso di trascurare.
La prima regione dell’Italia a cui gli stranieri, quasi esclusivamente inglesi, puntarono gli occhi fu la Toscana. Questa regione, infatti, aprì il varco al mercato estero dei vini italiani. Questo fenomeno comportò però il sorgere di una miriade di cantine in tutto il territorio toscano, spesso puntando solo sul fatto di essere in Toscana più che sul prodotto.
Oggi le regioni coinvolte nel mercato estero sono molte di più: la Sicilia è tra quelle che maggiormente interessano, visto il buon rapporto qualitàprezzo dei suoi prodotti.
Si assiste però a un fenomeno che potrebbe cambiare molti aspetti del vino italiano. Al Vinitaly si è subito posto l’accento sul fenomeno del mercato orientale ed è forse questa una delle pecche di questo evento: troppo attenzione al mercato e non altrettanta alla qualità dei vini italiani. Così ci si è concentrati sul Prosecco che vende più dello Champagne, sul Chianti e il Lambrusco che continuano a essere tra i vini più richiesti all’estero, sulle grandi possibilità di guadagno che offre il mercato orientale e sulla preoccupante discesa del consumo di vino in Italia.
A parte il fatto che il paragone tra Prosecco e Champagne appare alquanto improprio, che il Chianti è una DOCG non proprio cristallina, che sul Lambrusco ci sarebbe molto da ridire, che non è detto sia un male il minor consumo di vino tra gli italiani, che è meglio bere di meno, ma di miglior qualità, non vi sono dubbi che l’Oriente è il mercato del futuro, interessando soprattutto la Cina. Questo mercato, però, porta con sé un rischio non irrilevante: lo spostamento del vino italiano verso un carattere sempre più internazionale, ma sempre meno tipico. In questa ottica rientra lo scandalo che colpì il Brunello di Montalcino: l’aggiunta di merlot, in un vino che dovrebbe essere per disciplinare sangiovese grosso in purezza, per rendere il Brunello di Montalcino più “facile” d’apprezzare, soprattutto all’estero. Un tema che ancora oggi è scottante perché non sono in pochi quelli che vorrebbero modificare il disciplinare di uno dei migliori vini d’Italia, sicuramente tra i più tipici.
Questo fenomeno dell’internazionalizzazione dei vini è un fenomeno che colpisce anche la Sicilia, magari in un modo meno drastico. Qui producendosi soprattutto IGT, vi è larghissima libertà per interpretare i propri vini, dando così ampio spazio alla ricerca. Proprio per questo, però, si sono introdotti molti vitigni che poche speranze hanno di dare buoni risultati nel territorio isolano, magari perché sono vitigni nordici, che non trovano un clima ideale per esaltare le proprie caratteristiche. Non vi sono dubbi che con il clima siciliano maturi qualsiasi uva, ma questo non è sufficiente per dare risultati soddisfacenti.
Nonostante tutto, in Sicilia, almeno per il momento, si è riusciti a non snaturare troppo i vini. Questo perché i vini più ricercati della Sicilia sono, almeno per quanto riguarda i vini rossi, a base di nero d’Avola, un vitigno che ha già nel suo carattere un gusto internazionale che però non lo priva del suo carattere: poca acidità, tannico mai invadente, grande morbidezza, colore e alcol.
I vini dell’Etna, invece, questo rischio di internazionalizzazione non lo corrono al momento per il semplice motivo che contano con una produzione non amplissima che non supera la richiesta. Questi vini si ricercano proprio per quel carattere unico che hanno e, fino a quando vi sarà maggiore richiesta rispetto alla produzione, non si rischierà di ricercare un carattere internazionale a questi vini per facilitare la loro vendita. Questo non vuol dire che alcuni produttori non si siano cimentati in tagli tra il nerello mascalese e altri vitigni non autoctoni.
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