Viaggiare ai tempi del Covid: riceviamo e pubblichiamo

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L’emergenza Covid, seppur sempre presente, grazie alla campagna vaccinale finalmente a pieno regime sembra correre, e l’incertezza è d’obbligo, verso  un lento ritorno alla normalità, seppur con le consuete prescrizioni atte ad evitare nuovi focolai.
Anche i viaggi, finalmente, almeno tra i paesi europei, sembrano ripartire all’insegna della maggiore sicurezza possibile. Per chi, per motivi di lavoro, salute o familiari, ha assoluta necessità di spostarsi (ma anche per svago), questa è una ulteriore ottima notizia.
Purchè tutto ciò avvenga nella massima sicurezza!
Purchè la tutela della salute collettiva avvenga nel rispetto delle normative e, soprattutto, all’insegna dei controlli capillari.
Ed è proprio per questo che scrivo quanto mi è accaduto appena pochi giorni fa.
Recatomi a Siviglia, per motivi personali, ho provveduto a verificare tutte le azioni necessarie per partire in piena sicurezza, con relative disposizioni in materia previste sia dalla Spagna che dall’Italia.
Per la Spagna: informazioni dettagliate sul sito spagnolo di riferimento, con relativa registrazione e accettazione del certificato di vaccinazione italiano, ancorché non internazionale.
Il tutto da completare non prima di 48 ore dalla partenza. All’arrivo a Siviglia, controllo individuale della documentazione, della temperatura e verifica del codice Qr per poter uscire dal Gate.
Tutto, insomma, secondo le disposizioni vigenti. Con relativi controlli.
Per l’Italia:
Registrazione preventiva e compilazione di un questionario con codice Qr, con necessità (chissà mai perchè), di avere a seguito copia cartacea.
In più in ottemperanza a precisa disposizione di legge, tampone rapido in doppia lingua, eseguito in laboratorio autorizzato nelle 48 ore antecedenti il rientro.  Ovviamente, a pagamento (45 euro a persona).
Però…sia in Aeroporto da Siviglia, sia a Catania, zero controlli.
Zero!
Quindi, alcune considerazioni, data l’assurdità della situazione.
Il paese che mi ha vaccinato, non riconosce l’azione sanitaria eseguita dalle sue strutture pubbliche, e mi chiede di compilare un  questionario, con un nuovo Qr Code. Perchè? Non si fida della propria struttura sanitaria? O il solito inutile appesantimento burocratico di qualche genio che non ha di meglio da fare? E perchè, invece, la Spagna, che non ne avrebbe motivo, accetta il certificato, sic et simpliciter?
Ma soprattutto: nessuna verifica, e ribadisco nessuna, sui passeggeri in arrivo da altri paesi. E che, a questo punto, potrebbero non essere la Spagna ma qualunque altro paese del mondo.
Altra piccola considerazione: capisco la necessità di prevenire l’eventuale possibilità che possa essermi contagiato in Spagna e, quindi, chiedere il tampone al ritorno in Italia. E non contesto queste e altre misure preventive, anzi le approvo e le sostengo. Ma, mi chiedo, a cosa serva se un paese, come l’Italia, poi, non svolge la propria azione fino in fondo, attivando i controlli necessari.
E’ questo, mi chiedo, il modo migliore per tutelare la salute collettiva? Costringere le persone a una serie, a volte inutile, di prescrizioni…e poi credere loro sulla parola? Se non fosse la realtà, sembrerebbe una barzelletta mal raccontata e peggio riuscita.
E la preoccupazione per le nuove varianti, come quella Delta? E l’Estate ormai alle porte? Così affrontiamo quello che, ci auguriamo a livello economico, sarà un vero e proprio esodo di turisti verso le nostre coste? Se così, altro che precauzioni e sacrifici, stiamo ballando sul Titanic prima dello scontro. E la musica non è nemmeno delle migliori…
Cosa ci aspetta ancora?
Giovanni  Tumino

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