Un momento sacro e non uno show. Fra luci ed ombre la festa del “Gioia”

Momenti uno dietro l’altro per manifestare la gioia della “Resuscita” a Scicli. Di giorno e di notte. Un successo se si vuole parlare con i numeri in mano. Le oltre ventimila persone attese per la festività della domenica di Pasqua sono state non solo confermate ma anche superate. Il “Gioia”, che sulle spalle di baldi giovani, balla, traballa e lancia uno sguardo a tutti, a chi sta sulla strada ed a chi sta sui balconi e sulle terrazze emanando un fascino a dir poco esaltante, è stato di grande richiamo. Poi c’è il dopo Pasqua con il suo carosello di commenti. Commenti, da leggere in positivo, che rappresentano il terreno utile per costruire la festa del prossimo anno. Rivedere qualcosa o mantenere quello che si è visto quest’anno? In particolare i momenti della veglia pasquale con quel gioco di luci sulla facciata della chiesa di Santa Maria La Nova che non sono stati particolarmente apprezzati da chi ha visto dall’esterno e da chi è stato presente. “Vedendo i video della veglia pasquale di santa Maria La Nova a Scicli credo che sia diventata uno show; tutto ciò è nato dalla volontà di rendere il rito più ‘interessante’, finendo però per svuotarlo della sua essenza sacra e trasformandolo in una performance – sono le parole del giovane Andrea Magro apparse nel suo profilo fb – una celebrazione liturgica diventata ‘show’ perde il suo fulcro teocentrico (centrato su Dio) per diventare antropocentrico (centrato sull’uomo), trasformando i fedeli da partecipanti attivi a semplici spettatori. Sabato sera si è dimenticato che la liturgia è l’azione di Cristo e della Chiesa e non un evento creato dalla comunità per se stessa. Papa Francesco sottolineava che la liturgia non è uno spettacolo che necessita di registi, ma un incontro con il mistero di Cristo. La deriva verso lo show spesso nasce dalla volontà di rendere il rito più ‘interessante’, finendo però per svuotarlo della sua essenza sacra e trasformandolo in una performance teatrale, spesso frutto della ‘seduzione’ del proprio ego”.

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