Stupro a Vittoria, la Camera Penale degli Iblei: “Rispettare il ruolo della difesa”

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Il presidente della Camera Penale degli Iblei, l’avvocato Michele Sbezzi, chiede rispetto per il ruolo dell’avvocato e per il diritto alla difesa. Lo fa dopo gli attacchi che sono seguiti all’arresto del presunto violentatore di Vittoria, il 26enne Sergio Palumbo, che secondo gli inquirenti avrebbe sequestrato, violentato e rapinato una giovane donna, lo scorso 2 settembre. Giovane gia’ condannato in primo grado per un analogo episodio.

“Puo’ sembrare incredibile, ma c’e’ ancora qualcuno che specula su argomenti terribili, che richiederebbero rispettoso riserbo – dice Sbezzi – la vittima di una violenza, sulla quale nessuno sa abbastanza, diventa un comodo argomento per tornare alla ribalta. E un indiziato diventa il mostro sul quale sfogare ire represse e desideri di visibilita’. Perfino il difensore, un avvocato, un professionista, viene attaccato ed apostrofato, al grido di ‘Vergogna!’. Perche’ difende un possibile colpevole? O meglio ancora: perche’ difende?”.

Il presidente degli avvocati penalisti iblei sostiene: “Eppure anche tanti tra quelli che, oggi, si divertono ad attaccare, possono aver avuto bisogno di esser difesi. O potranno averne bisogno. Sono stati o saranno accusati, a ragione o a torto. Hanno avuto o avranno bisogno dell’opera professionale di chi, per il proprio codice etico e per i tanti anni di studio e di esperienza, non e’ mai disponibile a difendere un fatto, ma un accusato. Un presunto innocente, un uomo, o una donna, che debbano rispondere di accuse al cospetto di un giudice. E che, per questo, chiede aiuto a chi garantira’ che il processo si svolgera’ secondo le regole”. L’avvocato Sbezzi conclude ricordando che e’ proprio grazie all’opera degli avvocati che “sara’ loro garantito modo e tempo di difendersi, di provare fatti e circostanze che possano essere utili, di esser stati altrove, perfino, e questa e’ l’essenza della difesa, di essere colpevoli e di aver diritto ad una pena esattamente pari a quella che e’ prevista da codice. E non da Facebook”.

Fonte: Agi

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