Sicurezza stradale: Italia ultima


Com’ è noto l’Italia è agli ultimi posti in Europa in fatto di  sicurezza stradale. All’ultimo posto poi per le cause di morte dei giovani dai 18 ai trent’anni per incidenti stradali. E’ stato calcolato che a perdere la vita sono ogni anno circa settemila persone mentre i feriti ammonta a circa 300 mila dei quali almeno trentamila con esiti irreversibili derivanti appunto da ferite gravi o invalidanti. Il costo sociale ed economico di tale vicenda è pesantissimo e gli esperti  stanno lavorando per evitare questo triste primato che a livello mondiale colloca il nostro Paese in una posizione non invidiabile ancorchè in maniera meno grave rispetto ad altri paesi dell’Europa. Ma quali sono i motivi di tale fenomeno? A mio avviso occorre guardare con più attenzione alla intera e complessa vicenda della circolazione stradale nel nostro Paese. Anzitutto occorre tener presente che le modifiche del vecchio codice della strada introdotte con i provvedimenti legislativi del 2007 e del 2008 sono valsi principalmente ad inasprire le sanzioni per le violazioni delle norme e  non, come era invece più opportuno, incidere con un cambiamento di rotta, sulla psicologia dell’  utente in modo da ottenere, sia pure nel corso degli anni, una maggiore valutazione del danno derivante dalla inosservanza delle norme stesse e soprattutto una sensibilizzazione dell’utenza , specie giovanile, alla necessità di porre più attenzione alle problematiche che derivano appunto dalla totale inosservanza di quanto stabilito nel codice in ordine al controllo delle proprie azioni in alcuni momenti della nostra vita e specialmente il sabato sera con le famigerate  “stragi” che sono causa di tante perdite di vite umane. Del tutto non secondario è poi il totale assenteismo delle famiglie e delle agenzie educative nella correzione di rotta del comportamento dei giovani nella guida, con modellli che hanno presente solo durezza,apparente sicurezza, arroganza, bullismo, sprezzo dei diritti altrui, quando non del pericolo. L’educazione stradale è quasi assente dai programmi scolastici nel nostro Paese mentre diventa una sorta di eroe chi pone in essere le più pericolose violazioni del codice, come ad esempio attraversare gli incroci con semaforo con luce rossa cosa che nel novanta per cento dei casi farà andare incontro a gravi incidenti.Per ultimo vogliamo segnalare la modifica dell’articolo 208 che obbligava l’Ente proprietario della strada a destinare le somme raccolte con i proventi delle contravvenzioni al miglioramento delle condizioni della circolazione sia come strutture che come organizzaziione generale del traffico, obbligo ridotto ora al cinquanta per cento e quindi in maniera decisamente insufficiente alla necessità di investire somme adeguate al miglioramento della circolazione stradale anche se la destinazione dell’altro cinquanta per cento è sicuramente giustificata. Allora che fare? La risposta deve essere tratta da una serie di considerazioni che esperti, governanti, Enti locali devono fare perchè questo record negativo dell’Italia in Europa venga abbandonato con uno scatto di orgoglio che la nostra “civiltà” impone. Il dibattito è aperto: chi vuole dare un contributo lo faccia. (L.L.)
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