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Rimane in carcere il cittadino tunisino che avrebbe ucciso il connazionale a Cava d’Aliga
25 Ago 2025 12:38
Svolta nelle indagini sull’omicidio di Punta Corvo a Cava d’Aliga avvenuto la scorsa settimana nel litorale sciclitano. Il Gip presso il Tribunale di Ragusa, Eleonora Schininà, ha accolto la richiesta di carcerazione avanzata dal sostituto procuratore della Repubblica Santo Fornasier che, fin dal momento del rinvenimento del corpo senza vita del cittadino tunisino Fadhel Ferjani 36 anni, aveva coordinato le indagini dei carabinieri della Compagnia di Modica. Sono stati proprio la settimana scorsa i militari dell’Arma nell’arco di dodici ore a chiudere il cerchio sull’identità dell’aggressore, anch’egli di nazionalità tunisina. Il giovane, 30 anni, avrebbe colpito, secondo la ricostruzione della dinamica dell’omicidio, il connazionale con un coltello da cucina con lama di 25 centimetri. Questa avrebbe raggiunto il polmone sinistro della vittima. Quando è stato soccorso il 36enne è stato trovato in una pozza di sangue. Il decesso è stato constatato dal medico legale dell’Asp di Ragusa, Giuseppe Santoro. Il sostituto procuratore Santo Fornasier, in base alle risultanze delle indagini dei carabinieri, aveva avanzato al Gip la richiesta della custodia cautelare per l’omicidio, aggravato da futili motivi, dopo che i militari dell’Arma lo aveva interrogato per diverse ore e raccolto elementi di presunta colpevolezza a suo carico.
Le indagini avevano portato al rinvenimento del coltello ed alla identificazione del trentenne attualmente in carcere
Non si conoscono i motivi che hanno portato al ferimento mortale di Fadhel Ferjani. L’aggressore lo ha colpito con violenza lasciandolo ferito sul pavimento. La vittima è riuscito a raggiungere la veranda della casa ed a chiedere aiuto. Poi la morte. Il coltello era stato trovato dai carabinieri in mezzo alle sterpaglie a trecento metri dal luogo del delitto. La magistratura ha disposto l’esame autoptico che sarà eseguito presso l’obitorio dell’ospedale Maggiore-Nino Baglieri di Modica su incarico della Procura. Da chiarire i motivi dell’aggressione da parte del 30enne privo di regolare visto di soggiorno nel territorio nazionale. Fedhal Ferjani invece era da cinque anni in Italia ed era regolare: aveva creato una piccola azienda agricola per la produzione di primaticci e lavorava laboriosamente in una seconda patria così come considerava la Sicilia.
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