Putin, il castello di Donnafugata e la Belle Epoque. VIDEO


Nelle scorse settimane tra gli ospiti che a Mosca sono andati ad ascoltare il discorso di Putin si è parlato anche del castello di Donnafugata. Fa parte delle “case della memoria” e queste case italiane sono state rappresentate a livello internazionale al forum culturale di San Pietroburgo.

E’ stato poi siglato anche un accordo tra l’Italia e la Russia che nasce per migliorare e rafforzare i rapporti di cooperazione tra i due Paesi nei settori della cultura, dell’istruzione e dell’arte. Lo hanno siglato, nell’ambito del sesto International Cultural Forum di San Pietroburgo, in Russia, l’Associazione Nazionale Case della Memoria e l’Associazione russa dei Musei e delle Collezioni Musicali.

Chissà se Putin in persona, a cui ricordiamo è stato consegnato il premio “Ibla”, si sia accorto anche di quel puntino sulla cartina geografica, chiamato Ragusa, dove, proprio sulla “casa della memoria – castello di Donnafugata, si sta discutendo animatamente.

E del resto è assai probabile che debbano intervenire le spie del Kgb russo per capire meglio l’operazione che l’Amministrazione comunale a 5 Stelle sta portando avanti sul castello di Donnafugata e più esattamente il contestato bando di gestione del costituendo museo del costume. Un bando che è già stato ritirato una volta, dopo varie proteste, perché pur avendo il valore complessivo di ben 500 mila euro, erano stati dati pochi giorni per poter partecipare. Insomma scarsa evidenza ad un bando che non soltanto è economicamente rilevante, ma potrebbe essere molto appetibile visto che servirà a gestire per due anni la collezione di abiti nobiliari che sono stati acquisiti da Arezzo di Trifiletti a suon di centinaia di migliaia di euro.

Somme a cui si devono aggiungere le altre già versate per la creazione vera e propria degli allestimenti museali, dalle teche alla riqualificazione dei bassi del castello che li ospita. Eppure questo bando, su cui più osservatori locali hanno già avanzato varie perplessità, è stato nuovamente riproposto con una scadenza di qualche giorno in più (comprese le feste di Natale che, come tutti sanno, si va in ferie) ma senza dirimere i tanti dubbi che continuano a rimanere. Scade adesso il 5 gennaio.

E se la Pro Loco di Ragusa ha scritto al sindaco chiedendo di revocare il bando in quanto vi sono varie perplessità, alcune imprese che intendono partecipare al bando hanno invece preso carta e penna e scritto al Comune chiedendo di comprendere meglio alcuni aspetti che, alla lettura del bando, risultano assolutamente poco chiari.

Ecco alcune criticità rilevate da chi intende partecipare al bando ed ha chiesto al Comune i dovuti chiarimenti. Ad esempio le attività elencate nel capitolato, art. 1, non includono la gestione della biglietteria. A tal riguardo, sub lettera F) è specificato quale obbligo del concessionario il mero “controllo dell’effettuato pagamento del biglietto di ingresso”. Tuttavia, l’art. 5 del medesimo documento sembra includere anche la gestione della biglietteria.

L’art. 3 del Capitolato dispone che “Il concessionario si impegna a non apportare modifiche o trasformazioni all’immobile, agli spazi e agli impianti”. Il successivo art. 6 attribuisce al Concessionario l’obbligo rispetto alla manutenzione ordinaria dei locali. Delle due, l’una…

Inoltre, al fine di consentire la valutazione sulla reale capacità di attrazione di visitatori, cosa fondamentale per chi intende partecipare, non sono chiari i criteri di selezione e la quantità degli abiti che saranno collocati nei locali non oggetto di concessione, nonché i tempi di permanenza in dette aree. Nei fatti le mostre temporanee allestite al piano nobiliare diventerebbero diretta concorrenza del museo del costume “depauperato” proprio di quegli abiti in mostra al piano di sopra. E dunque perché i visitatori dovrebbero pagare l’ingresso al museo del costume se hanno già la possibilità di visionare abiti magari anche più belli durante la visita al piano nobile del castello?

C’è anche la vicenda del fatturato richiesto per servizi simili a quelli messi in gara, nonché l’espletamento negli ultimi tre esercizi “di almeno un servizio analogo (così detto di punta) a quello oggetto della gara”. Ma quante sono le imprese ragusane che possono vantare la gestione, negli ultimi tre anni, di un museo del costume o qualcosa di simile? Non c’è il rischio di escludere proprio le imprese ragusane o questo diventa un chiaro invito ad utilizzare il principio dell’avvalimento?

Infine una criticità è posta proprio dalla gestione temporale. Il bando prevede due anni di gestione ma non si comprende se il Comune abbia fatto uno studio specifico che consenta di determinare che due anni siano il tempo corretto per poter far rientrare dagli investimenti il privato che partecipa al bando. Posto, infatti, che per il legislatore comunitario  “la durata delle concessioni deve essere determinata nel bando di gara dall’amministrazione aggiudicatrice in funzione del periodo di tempo necessario al recupero degli investimenti da parte del concessionario individuato sulla base di criteri di ragionevolezza, insieme ad una remunerazione del capitale investito”, resta da capire quali valutazioni siano state effettuate ai fini della determinazione del periodo indicato.

Lo dicevamo prima… roba da Kgb perché forse solo le spie segrete russe potranno capire meglio, a differenza di noi comuni mortali, le tante ratio contenute in questo bando. Ratio che in molti al momento non vedono, senza poi far riferimento ad un’altra scelta amministrativa, cioè quella di assegnare, senza alcun bando e in modo diretto, ben 25 mila euro ad una ditta individuale per realizzare un app e un sito web sul castello di Donnafugata. E tutto questo mentre non si sono trovati in questi mesi i soldi per stampare delle semplici cartine turistiche, molto più utili ai turisti di passaggio rispetto al sito web da 25 mila euro.

E mentre gli uomini di Putin firmano accordi che riguardano iniziative culturali riferite anche al castello di Donnafugata, proprio all’antico maniero è iniziata da qualche giorno la mostra di costumi dedicati alla Belle Epoque, quell’epoca prima della guerra mondiale ben nota per essere stato un periodo di splendore, progressi e prosperità. Ma, visti i bandi a 5 stelle sul castello, forse anche gli abiti in mostra di quella lontana Belle Epoque, hanno fretta di tornare all’interno di qualche vecchia cassapanca. Per non impallidire.

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