Pozzallo, la Sea Eye accusa: “L’Italia ha mostrato il suo lato peggiore. Approccio disumano”

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“L’Italia ha mostrato ancora una volta il suo lato peggiore. Ci chiediamo cosa sta cercando di ottenere con questo approccio disumano e talvolta brutale”. L’atto d’accusa arriva da Sea Eye, che nei giorni scorsi ha condotto a Pozzallo, oltre 400 migranti, di cui 150 minori, soccorsi in diverse operazioni nel Mediterraneo centrale. “Pensa che questo incoraggerà gli stati dell’Ue a distribuire i rifugiati più rapidamente – chiede l’ong -? O che interromperemo il nostro lavoro?

Perché queste molestie e questa violenza contro chi cerca protezione? Perché gli Stati membri dell’Ue stanno combattendo contro i rifugiati invece di fare finalmente qualcosa per le cause della fuga? Quante altre persone dovranno pagare con la vita prima di rendersi conto nelle capitali europee che questa politica di deterrenza e isolamento è disumana?”.

Un approdo, quello nel porto di Pozzallo, contrassegnato dalle polemiche. Dopo il ‘no’ di Malta, infatti, Sea Eye 4 si era diretta verso Palermo, il cui sindaco Leoluca Orlando si era detto pronto ad accogliere i naufraghi, salvo poi dover tornare indietro per raggiungere il Pos assegnato: Pozzallo appunto. “L’Italia ha risposto solo due giorni dopo che avevamo richiesto un porto sicuro e ce ne ha assegnato uno lontano, imponendo un altro viaggio per mare di due giorni alle persone indebolite e parzialmente traumatizzate”, ricorda adesso l’Ong.

E proprio le prime operazioni di sbarco sarebbero state accompagnate da momenti di tensione a causa di “frasi razziste” che secondo l’equipaggio di Sea Eye 4 sarebbero state pronunciate dalle autorità locali. “Un dipendente dell’autorità portuale – è la denuncia della ong – si è prima rifiutato di salire a bordo perché temeva che i migranti trasmettessero malattie. Associare le persone in fuga a malattie è uno stereotipo razzista diffuso, con lo scopo di svalutare le persone. Questo incidente non è solo vergognoso, ma emblematico dell’intera politica razzista di isolamento e deterrenza degli Stati membri dell’Ue”. Poi il “punto più basso”: i tamponi eseguiti ai bambini piccoli “in modo estremamente brutale. Urlavano di dolore”, ha denunciato Jan Ribbeck, responsabile delle operazioni di Sea Eye 4.

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