Un ambulatorio su quattro ruote per portare le cure direttamente dove c’è più bisogno. È stato consegnato all’Asp di Ragusa il nuovo motorhome odontoiatrico acquistato nell’ambito del PNES, il Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027, con l’obiettivo di ridurre le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per le fasce più vulnerabili della popolazione. La consegna […]
PASSEGGIATA A CAVA D’ISPICA NELLE CULLE DEI MORTI
03 Ago 2010 16:54
Uno degli angoli più interessanti del nostro territorio è di certo Cava Ispica. Dimenticata dai nostri conterranei è al contrario conosciuta dai turisti che anche quest’anno numerosi l’hanno visitata. Un luogo sottratto alla turbativa del rumore, dove gli orologi si sono fermati e lontano è il decoro dei vivi. Non c’è rumore e i telefonini non hanno ricezione. A mano a mano che ti immergi nella vallata fluviale senti che la terra ti inghiotte in un umano ritorno alla madre primordiale. Passo dopo passo, senti i profumi che aleggiano leggeri e ti ricordano a volte gelsomini selvatici a volte zagare in fiore, a secondo della stagione. È Cava Ispica col suo sinuoso ondeggiare. Con le sue grotte, a volte rifugi a volte luoghi da cui l’uomo è fuggito credendole luoghi di demoni e creature mitiche. Nelle grotte di Cava Ispica l’uomo ha vissuto fino ai primi decenni del ‘900 incidendo in esse con tecniche rimaste da sempre immutate scavando nella roccia insieme ad ogni forma di arredo urbano anche gli spazi della casa, dei magazzini, delle stalle, dei luoghi del lavoro insomma con un linguaggio del tutto informale. Ambienti che si susseguono in pareti scavate a volte in sequenza a volte su piani diversi. Senti nell’incedere incerto, tra i sentieri di Cava Ispica, che sei nella terra, sede elettiva del mistero: e del mistero più inquietante, quello originario della vita e della morte. A breve distanza trovi in quel luogo le abitazioni con i forni e le stalle e le culle dei morti: le necropoli. Come quasi una seminazione, in passato abbiamo affondato i nostri morti sperando in future generazioni. In quella vallata, la terra, dove morte e vita misteriosamente si uniscono, assume il significato di madre. La caverna come un utero dove proteggersi dal freddo dagli animali e dove la vita germina. La caverna dove proteggere i nostri morti. Addentrandosi in alcune caverne si avverte forte il contrasto tra arte e natura. Nella Caverna puoi solo scavare, lì si sottrae soltanto, e ciò che è tolto non può essere sostituito. In quel posto senti forte il contrasto tra architettura semplice ma durevole e architettura complessa ma fragile, esposta alle intemperie e ai grandi sconquassi della terra. Ma la roccia non è la sola materia dell’architettura della caverna. Anche la luce e il buio diventano materia fondamentale. Ne condizionano il posizionamento, infatti nella caverna la luce può entrarvi da un solo lato e allora bisogna sfruttarne la resa quanto più a lungo possibile. Ecco perché la vallata è incisa solo da un lato. In alcuni ambienti la luce penetra con raggi discreti e chi vi entra dall’esterno ad un primo acchito resta all’oscuro poi, lentamente, l’occhio si abitua e scopri gli angoli più reconditi. Fare una passeggiata a Cava Ispica diventa un modo per riconciliarsi con se stessi prima di tutto e poi con la natura in un ritorno ad una infanzia consapevole dove lasciarsi cullare da un suono materno mai invadente, affascinante e affabulatore, dove se taci senti il racconto del tempo. (Marcella Burderi)
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