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Musumeci rilancia Comiso: “Quando tornerà la cenere, dobbiamo avere un piano alternativo”
24 Ago 2026 11:06
“Tutti sappiamo che la cenere tornerà e che gli aerei si bloccheranno, quindi dobbiamo avere pronto un piano alternativo che preveda prima di tutto Comiso”. È il messaggio lanciato dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, intervenuto venerdì sera a Bar Italia. Al centro delle sue parole c’è il futuro dell’aeroporto di Comiso e, più in generale, il sistema aeroportuale siciliano davanti al rischio di nuove emergenze legate all’attività dell’Etna.
La cenere dell’Etna e il rischio di paralisi
Musumeci parte da una considerazione che riguarda la vulnerabilità del sistema dei trasporti siciliano: l’attività vulcanica dell’Etna può tornare a provocare ricadute di cenere e conseguenti limitazioni o sospensioni del traffico aereo.
Per il ministro, quindi, la Sicilia deve arrivare preparata alla prossima emergenza. Non basta intervenire quando gli aeroporti sono già in difficoltà: serve un piano alternativo capace di distribuire il traffico e garantire la continuità dei collegamenti.
Ed è proprio in questo scenario che Musumeci indica Comiso come primo scalo da coinvolgere.
“Comiso non potrà sostituirsi a Catania”
Il ministro chiarisce però che l’aeroporto di Comiso non può essere considerato un sostituto dello scalo di Catania. La soluzione, secondo Musumeci, deve essere una gestione coordinata dell’intero sistema aeroportuale.
“Comiso non potrà sostituirsi a Catania”, ha spiegato, sottolineando la necessità di infrastrutture e collegamenti in grado di distribuire il traffico tra più aeroporti.
Nella sua visione, gli scali di Comiso, Palermo, Reggio Calabria e Trapani dovrebbero essere parte di una rete capace di assorbire, almeno in parte, le conseguenze di un’eventuale interruzione dello scalo catanese.
Comiso al centro di una strategia regionale
La questione, nelle parole di Musumeci, supera quindi il semplice rapporto tra gli aeroporti di Catania e Comiso. L’obiettivo indicato è quello di costruire una strategia aeroportuale regionale, nella quale le diverse infrastrutture possano svolgere funzioni complementari.
L’idea è particolarmente rilevante per la Sicilia orientale, dove l’eventuale chiusura temporanea dell’aeroporto di Catania può produrre ripercussioni immediate sul turismo, sui viaggiatori e sulle attività economiche.
Un piano alternativo, in questa prospettiva, dovrebbe consentire di evitare che un’emergenza naturale si trasformi in una paralisi dei collegamenti aerei.
La provocazione sull’aeroporto “sotto casa”
Musumeci allarga poi il ragionamento al futuro infrastrutturale della Sicilia e lancia una provocazione sul ruolo che dovrebbe avere la politica.
“Vogliamo lasciare l’aeroporto dove è? Benissimo, siamo tutti felici di avere l’aeroporto sotto casa”, ha detto, aggiungendo però che, a suo giudizio, l’ambizione della politica dovrebbe essere diversa.
Il riferimento è alla possibilità di dotare l’Isola di una grande infrastruttura aeroportuale capace di servire un bacino territoriale molto ampio.
“Una grande infrastruttura per sette province su nove”
È questo il passaggio destinato ad alimentare il dibattito sul futuro degli aeroporti siciliani. Secondo Musumeci, l’ambizione dovrebbe essere quella di dotare la Sicilia di “una grande infrastruttura capace di servire sette province su nove”.
Una prospettiva che apre una riflessione sulla distribuzione delle infrastrutture aeroportuali, sulla loro integrazione e sulla capacità del sistema di rispondere sia alle esigenze ordinarie sia alle emergenze.
In questo quadro, Comiso potrebbe assumere un ruolo più importante, non come alternativa assoluta a Catania, ma come elemento di una rete aeroportuale più ampia e resiliente.
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