Migranti: chiese Valdesi, pronti ad accoglierli a Scicli e in Piemonte - Ragusa Oggi

Migranti: chiese Valdesi, pronti ad accoglierli a Scicli e in Piemonte


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Migranti: chiese Valdesi, pronti ad accoglierli a Scicli e in Piemonte
Attualità
10 gennaio 2019 14:35

Saranno dieci in tutto i profughi sbarcati a Malta che arriveranno in Italia. “E’ tutto pronto per l’accoglienza – fa sapere la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia – abbiamo diverse strutture in grado di riceverli sia nel Nord Italia, in Piemonte, che a Scicli, in Sicilia, dove accogliamo famiglie e mamme con bambini. Andranno in strutture della Chiesa valdese e delle chiese evangeliche. Attendiamo di conoscerli, per ciascuno ci sara’ un progetto personale”

Fa sapere Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese: “Ringraziamo chi, finalmente, ha contribuito a chiudere una pagina vergognosa e disumana della politica europea. Siamo felici di dare il nostro contributo e ci occuperemo di queste persone riconoscendo la loro dignita’, come abbiamo sempre continuato a fare con tutti, anche con tanti italiani, di cui noi ci occupiamo quotidianamente”, aggiunge il pastore. L’ospitalita’, spiega la Fcei, e’ “totalmente a carico delle chiese protestanti grazie al finanziamento della Tavola valdese e a donatori, come per tutti i programmi rifugiati e migranti, primo fra tutti i corridoi umanitari promossi insieme alla Comunita’ di Sant’Egidio ecumenicamente dal 2015.

Dalla nostra esperienza sappiamo che da queste vicende possono nascere belle storie di integrazione”, racconta al Sir Luca Negro, presidente della Fcei. “Alcune persone andranno a Scicli, in Sicilia, dove la Federazione ha una struttura. Altre saranno collocate in strutture della diaconia valdese. Non abbiamo ancora deciso precisamente dove, perche’ prima di trasferirle vogliamo conoscere le persone e capire le esigenze”. Resta tuttavia, denuncia Negro, che e’ stata inflitta “una inutile sofferenza a un gruppo di persone che potevano probabilmente evitare di stare 20 giorni in mare.

Poi resta da capire cosa succedera’ alle altre persone che rischiano di essere naufraghe in mare. Sembra che qui la soluzione sia quella di fare pressione sulle Ong perche’ rinuncino a questa operazione di salvataggio in mare. Alcuni politici – conclude con amarezza – hanno tentato di dire piu’ volte: salvataggi in mare no, perche’ in questo modo ci si collude con i trafficanti del mare, e corridoi umanitari si’. Noi invece rispondiamo: guardate, che si tratti di corridoi umanitari o di persone salvate in mare, quello che conta e’ la vita umana”.


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