LO SPUMANTE ITALIANO TORNA A CASA PER LE FESTE NATALIZIE

 

Il settore dei vini spumanti italiani per il momento continua a godere di buona salute, nonostante la crisi. Questo perché i vini spumanti italiani coprono tutte le fasce di prezzo, riuscendo a soddisfare ogni tipo di richiesta, non solo economica, ma anche di tipologia. Se si pensa poi all’enorme successo del Prosecco e all’Asti Spumante, dove il mercato italiano detiene praticamente il monopolio, si è in grado di comprendere  perché in questo settore l’Italia continui a vendere.

L’unica pecca, se si può così dire, è che i vini spumanti italiani sono stati costretti a “emigrare”, nel senso che, sebbene prodotti in Italia, essi si vendono soprattutto nel mercato estero. In primis in Germania, paese maggior consumatore di vini spumanti del mondo.

Gli italiani effettivamente non hanno mai consumato grandi quantitativi di vini spumanti. Questo è dovuto al fatto che, in genere, i consumatori italiani non sanno come abbinare i vini spumanti alla tavola. L’unico picco nelle vendite si verifica nel periodo delle feste natalizie, dove, oltre a essere il protagonista nello scoccare della mezzanotte di Capodanno, esso si ritrova in compagnia del panettone.

Innanzitutto, vista l’enorme varietà di tipologie di vini spumanti italiani, essi si potrebbero abbinare con quasi tutti i piatti tradizionali italiani. Ma ciò che è più importante è tenere sempre presente che con le portate dolci, quindi anche il panettone, deve abbinare un vino dolce. Quindi uno spumante brut, ossia secco, con il panettone di natale non è un abbinamento corretto. Mentre è possibile abbinare un vino dolce con portate salate, basti pensare ai formaggi o ai paté.

È ovvio che bisogna tener conto della struttura della portata. È impensabile abbinare un Passito di Pantelleria a un panettone, così come è abbastanza inutile abbinare un Asti Spumante con un cannolo siciliano. A ogni portata deve corrispondere un vino con una struttura equivalente.

Per chi tiene alla linea, è utile ricordare che l’alcol presente nel vini viene trasformato in zuccheri e che quindi non bisogna soppesare un vino dal fatto che sia dolce o meno, ma bensì dal quantitativo potenziale di alcol totale. Per esempio, prendiamo un Asti Spumante, ossia, un vino dolce che non ha subito appassimento. Esso possiede un potenziale alcolico in genere minore a un altro vino secco. Semplicemente una parte degli zuccheri, dal 6 al 9,5%, si trasformerà in alcol, mentre la restante parte, a seconda della percentuale restante, non verrà svolta in alcol. Alla fine il nostro corpo sta assumendo 11,5% di zuccheri tra svolto e non svolto. Molto al di sotto di uno spumante di buona struttura o di un vino bianco siciliano. I problemi seri con gli zuccheri iniziano con i vini dolci che hanno subito una appassimento. Questo perché questo processo aumenta il potenziale alcolico dell’uva e di conseguenza gli zuccheri. Ma il processo di appassimento non riguarda solo i vini dolci. Basti pensare all’Amarone  e allo Sforzato.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it