Un ambulatorio su quattro ruote per portare le cure direttamente dove c’è più bisogno. È stato consegnato all’Asp di Ragusa il nuovo motorhome odontoiatrico acquistato nell’ambito del PNES, il Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027, con l’obiettivo di ridurre le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per le fasce più vulnerabili della popolazione. La consegna […]
L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE CATTOLICA IN ITALIA NON E’ OBBLIGATORIO: LA POSIZIONE DELL’UNIONE DEGLI ATEI E DEGLI AGNOSTICI RAZIONALISTI
29 Gen 2012 20:27
L’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR) di Ragusa interviene sulla questione dell’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole italiane: essa infatti non è più religione di Stato nella penisola italiana dal 1984, ovvero da quando è stato ratificato il cosiddetto “Secondo Concordato” tra la Repubblica e la Santa Sede.
Con questo accordo l’Italia ha garantito, secondo l’articolo 20, “l’insegnamento della religione Cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie” impartito per un’ora a settimana nelle scuole secondarie e per due ore a settimana in quelle primarie e nelle scuole dell’infanzia. E’ dunque evidente che non è ammesso un generico “Insegnamento di religioni”, come invece qualcuno a volte vorrebbe far credere, spiega Massimo Maiurana, referente dell’UAAR di Ragusa. La medesima normativa inoltre stabilisce che il diritto di avvalersi o meno dell’insegnamento della Religione Cattolica sia esercitato da studenti e/o genitori “senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione”.
Sulla base di queste premesse l’UAAR ha recentemente inviato a tutte le scuole italiane, comprese naturalmente quelle ragusane una lettera , di seguito il link http://www.uaar.it/webfm_send/41, in cui viene chiarito il quadro normativo generale sulle modalità per poter esercitare il diritto di non frequentare l’insegnamento della disciplina. In particolare è stato posto l’accento sul fatto che, grazie anche a varie sentenze ed ordinanze scaturite da iniziative dell’UAAR, le scuole hanno l’obbligo di istituire delle attività alternative all’istruzione della religione cattolica per tutti gli studenti che ne fanno richiesta, e che tutti gli oneri derivanti da queste attività alternative non possono ricadere sul bilancio della scuola ma devono essere a carico del Ministero.
Le scuole sono state inoltre invitate a fornire in fase di iscrizione sia il modulo E (http://www.uaar.it/webfm_send/40) in cui si sceglie se avvalersi dell’insegnamento della religione o meno, che il modulo F (http://www.uaar.it/webfm_send/39), quello in cui viene effettuata la scelta specifica tra le quattro disponibili, tra cui anche l’attività alternativa.
Sebbene però la circolare ministeriale non dica che il modello F debba essere compilato e consegnato in fase d’iscrizione, la maggior parte delle scuole lo richiede comunque contestualmente in modo da poter pianificare con comodità le eventuali attività alternative.
Cose abbastanza condivisibili dunque, ma evidentemente non da tutti. Il quotidiano dei vescovi “Avvenire”, infatti, ha pubblicato un articolo di Enrico Lenzi in cui si accusa l’UAAR di fare addirittura confusione. Secondo l’organo di stampa della CEI (Chiesa Cattolica Italiana) le scuole non devono consegnare il modello F all’atto delle iscrizioni, ma devono limitarsi a raccogliere le adesioni all’insegnamento della religione cattolica per mezzo del modello E. Questo è quanto afferma l’esperto della CEI a riguardo, Nicola Incampo, che curiosamente fa riferimento proprio al fatto che la legge che ha recepito la revisione concordataria del 1984 chiarisca che la scelta non debba essere discriminante; non si capisce come possa essere considerata “discriminazione” nei confronti dei cattolici la pratica di raccogliere le adesioni alle attività alternative in fase di iscrizione, e non il rinvio addirittura ad un mese dopo il suono della prima campanella, quando invece quelli che seguono di seguire gli insegnamenti della religione cattolica, possono usufruire fin da subito di un insegnamento non obbligatorio.
È chiaro, spiega Maiurana, che l’esperto in questione non conosce la legge 281/1986, che stabilisce che i moduli relativi alle scelte “devono essere allegati alla domanda di iscrizione” ed ignora anche il fatto che quello che va fatto entro un mese dall’inizio delle lezioni è proprio l’attivazione delle attività alternative, non la raccolta delle scelte, quindi se confusione c’è non è certo nell’invito fatto dall’UAAR, ma semmai altrove. Dulcis in fundo, Incampo sostiene addirittura che le attività alternative non debbano essere inserite nei piani dell’offerta formativa delle scuole, cosa che invece molte scuole giustamente fanno, lasciando intendere che gli studenti non cattolici siano in sostanza degli studenti di serie B.
“È proprio da prese di posizione come queste – conclude Massimo Maiuarna – che si capisce chiaramente quanto certe persone abbiano a cuore il carattere laico dello Stato, laicità a cui spesso fanno riferimento nei loro proclami ma non senza averla prima “opportunamente” per loro affiancata ad aggettivi quali “sana”, “buona”, “non aggressiva”, e così via. Sarebbe interessante anche conoscere l’opinione in merito di quanti, tra i politici locali, hanno apprezzato le recenti dichiarazioni del vescovo di Ragusa, Mons. Urso, in tema di unioni civili omosessuali ed eterosessuali. Dal canto nostro non possiamo che ribadire l’invito alle scuole affinché consegnino in fase di iscrizione, cioè proprio in questi giorni, entrambi gli allegati inerenti la scelta di non frequentare l’insegnamento della religione cattolica; certamente ciò non avrà alcuna conseguenza su chi invece intende avvalersi del diritto opposto”.
© Riproduzione riservata