LE DONNE AI TEMPI DELLA CRISI

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Si svolgerà giorno 5 dicembre dalle ore 16.00 presso l’aula magna dell’Istituto F. Besta di Ragusa il Convegno organizzato dalla Consulta Comunale Femminile sul tema “Le donne ai tempi della crisi”.

Dopo i saluti del Sindaco di Ragusa, molti gli aspetti che verranno analizzati dagli Esperti del settore: le donne e il lavoro oggi (Giovanni Vindigni, direttore Ufficio del Lavoro), Donne in “impresa” (Rosa Chiaramonte, vicepresidente CamCom), Imprenditoria femminile: una risposta alla crisi (Giovanna Licitra, dirigente CamCom), Storie di professione e di vita (Debhorah Di Rosa, Consulente del lavoro), Bilancio Sociale e Bilancio di Genere (Paolo Battaglia, dottore commercialista), I tempi e gli spazi della città: un approccio di genere al Piano Strategico di Sviluppo (Giuseppina Pavone, docente Università CT); concluderà i lavori Salvatore Martorana, assessore allo sviluppo Economico e alle Politiche Sociali del Comune di Ragusa.

Afferma Giuseppina Pavone, presidente della Consulta Femminile: “L’esigenza di fare il punto sulla condizione della donna in questo particolare momento storico è scaturita da alcune considerazioni emerse in vari dibattiti.

La crisi che l’intero Paese sta attraversando colpisce in maniera più profonda le donne: difficoltà economiche, famiglia e lavoro rappresentano, più che nel passato, la sfida quotidiana delle donne e l’impegno a conciliarli rappresenta un ostacolo a volte impossibile da superare.

Il rapporto ISTAT 2014 conferma ancora una volta la fragilità dell’attuale condizione della donna, impegnata tra il moltiplicarsi dei ruoli che la società richiede e la necessità di districarsi all’interno di una complessità sociale sempre crescente, in un periodo storico nel quale le incertezze e i disagi sono enfatizzati dal rilevante gradiente di crisi che investe tutti gli aspetti dei sistemi vitali delle persone.

I dati del 2013 evidenziano come, tenendo conto solo del potenziale di reddito, il capitale umano femminile (231 mila euro) vale praticamente la metà di quello degli uomini (453 mila euro); diversi sono i valori se si considerano le cosiddette ‘attività non di mercato’, che comprendono in buona dose il lavoro famigliare svolto a favore di tutti i membri della famiglia.

La sociologa Chiara Saraceno ha approfondito i risultati della misurazione ISTAT e le sue considerazioni sono totalmente condivisibili “Il basso valore di mercato del capitale umano femminile deriva da due fattori molto italiani, che contribuiscono a comprimere il potenziale complessivo del capitale umano italiano. Il primo è il più basso tasso di occupazione femminile, dovuto anche al carico di lavoro famigliare. Il secondo è la minore valorizzazione, a parità di competenze, delle donne che stanno nel mercato del lavoro. In altri termini, in Italia si spreca allegramente una grossa fetta del capitale umano teoricamente disponibile. Allo stesso tempo, le donne contribuiscono parecchio, a titolo gratuito, al benessere complessivo”.

 

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