Le dipendenze in provincia di Ragusa: sono 3.200 i casi in cura nei tre Sert dell’Asp di Ragusa. Intervista al dottor Mustile

La dipendenza non è più un problema ma è un fenomeno che sta mettendo in difficoltà famiglie e comunità. Da oggi all’ospedale “Busacca” di Scicli, all’interno del padiglione che ospitava prima gli ambulatori della riabilitazione ed il punto prelievo del Laboratorio analisi del Maggiore-Nino Baglieri di Modica, opera il nuovo CPA, il centro di cura delle dipendenze, che potrà curare fino a dodici pazienti e con una sostanza dedicata anche ai bambini colpiti dalla dipendenza da videogiochi. Centro voluto dalla Regione in sintonia con una legge regionale approvata nel 2024 dall’Ars che ha trovato nella dirigenza strategica dell’Asp di Ragusa, composta da Pino Drago, Sara Lanza e Massimo Cicero, un attento e pronto compagno di viaggio.

Alla base la conoscenza del problema dipendenze che ha nel dottor Giuseppe Mustile, direttore U.O.C. dipendenze patologiche dell’Asp di Ragusa, la massima espressione.

“L’ottanta per cento dei ragazzi, nei fine settimana, fa uso di alcol, alcuni abusano ma l’80 per cento lo consumano come se non ci fosse alcuna difficoltà a farlo. La droga principale oggi è l’alcol. L’alcol che apre le porte alle altre sostanze. E poi ancora. Il 70 per cento dei ragazzi che escono nei fine settimana fanno uso di cannabis, il 35 per cento di cocaina, il 30 per cento gioca d’azzardo – spiega Giuseppe Mustile – siamo davanti a qualcosa che non è più un problema ma è un fenomeno; qualcosa che sta scompaginando l’impianto sociale a cui eravamo affezionati tanti anni fa. I tre Sert della nostra provinica curano 3.200 persone; sono persone collegate a problemi di dipendenza. Questi numeri sono aumentati in modo enorme negli ultimi quindici anni. Numeri che mai avevamo avuti. Quando sono stati aperti, quindici anni fa, i tre Sert contavano 72 pazienti, oggi ne abbiamo 3.200. Ai Sert chi ha bisogno non si avvicina facilmente; chi viene al Sert è il 25 per cento di persone che consuma e che si trova in stato di dipendenza. Purtroppo in molti ancora attendono cinque, sei, sette anni prima di rivolgersi al nostro servizio perchè c’è ancora uno stigma enorme sulla dipendenza. Chi ha un problema cardiologico cerca aiuto, chi ha invece un problema di dipendenza non lo dice, tiene tutto nascosto. Fa finta o lo nasconde ai familiari. Per fortuna su questa strada ci troviamo al fianco le famiglie che coinvolgono i figli, li accompagnano; in particolare ad essere coinvolte sono più le mamme angosciate dalle dipendenze. Ed è proprio ad una mamma coraggio che abbiamo voluto dedicare il CPA di Scicli”.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it