LE CELEBRAZIONI EUCARISTICHE RIVOLTE AI MALATI E AI MEDICI

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Con il rito dell’imposizione delle ceneri ha preso il via ieri pomeriggio, anche negli ospedali Civile e Maria Paternò Arezzo di Ragusa, il periodo quaresimale. La celebrazione eucaristica tenutasi in Cappella, rivolta a malati, medici, operatori sanitari e fedeli, ha fatto registrare una consistente partecipazione. L’iniziativa è stata promossa dall’Ufficio diocesano per la Pastorale della salute in collaborazione con la cappellania ospedaliera e con i volontari dell’Avo. Subito dopo, il direttore dell’Ufficio diocesano, don Giorgio Occhipinti, si è recato nei reparti per benedire i malati. Domani, venerdì 7 marzo, si proseguirà con la Via Crucis. L’appuntamento è alle 16 al Civile (la Via Crucis sarà preceduta alle 15,30 dalla preghiera della Divina misericordia). Anche in questo caso, la cerimonia religiosa sarà animata dai componenti della cappellania ospedaliera e dai volontari dell’Avo. Durante il rito dell’imposizione delle ceneri, di cui è stato spiegato l’elevato significato religioso, don Occhipinti ha citato le parole di Papa Francesco riservate alla Quaresima 2014, riprendendo le stesse durante l’omelia della santa messa. “In ogni epoca e in ogni luogo – ha detto don Occhipinti rifacendosi a quanto detto dal Santo Padre – Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo. Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Il Papa ci dice che la Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffidiamo dell’elemosina che non costa e che non duole”.

 

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