L’AMMINISTRAZIONE ESAUTORA LE UTENTI E CHIUDE UNA STRUTTURA CHE HA SEGNATO LA VITA DELLA CITTA’ PER 25 ANNI

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Alla fine quello che si temeva è accaduto. L’ amministrazione Nicosia pratica la legge del taglione contro chiunque si sia opposto allo strapotere dei gruppi di potere che amministrano Vittoria e che in qualche modo abbiano ostacolato o mosso rilievi al loro operato.

Il Centro Donna di Vittoria, unica istituzione del genere in tutta la Sicilia, ha operato con le donne e a favore delle donne , da 25 anni.  Durante tutto questo tempo il Centro, con alti e bassi, è stato gestito dalle utenti, in ciò garantite dallo stesso Statuto del Centro, che  garantisce la massima autonomia  dei gruppi dirigenti eletti in assemblea.

Ma  la cosa non garbava a Nicosia, non  per le posizioni di autonomia e di indipendenza assunte in questi anni, ma anche per la difficoltà di assegnare risorse finanziarie ad attività libere, non assoggettate al  pesante condizionamento al dominio clientelare che l’Amministrazione Nicosia ha imposto a tutte le strutture del terzo settore e del volontariato ( Vat, Protezione Civile, Cooperative sociali ).

 Le vicende degli ultimi mesi denunciano un clima veramente preoccupante nel rapporto tra cooperative sociali e Amministrazione comunale: preoccupazione e omertà connotano le vicende quotidiane delle strutture e degli operatori. Nessuno deve lamentarsi o protestare. Pena la cancellazione dalle benefiche elargizioni di incarichi e servizi.

E’ accaduto con la operativa DIKE che si occupa meritoriamente di assistenza a giovani detenuti ma è accaduto a tante altre.

Così un Centro Donna non schierato con Palazzo Iacono, che chiede collaborazione e sostegno liberamente, non era accettabile per Nicosia e aggregati. Alla fine  quando il Comitato Direttivo del Centro è scaduto e dovevano indirsi le nuove  elezioni, tutto si è bloccato e il Centro ora è privo di una Direzione che non verrà: è già destinato il Centro Donna a essere distrutto, è in fase di distruzione.  

Ma l’autonomia femminile non si difende distruggendo il Centro Donna o aggregandolo a qualche Consulta per manovrarlo e per realizzare un qualche progetto lucroso e compensante. Il Centro Donna perde la sua battaglia perché ha incontrato sulla propria strada gente che non ci crede, come questi che oggi sono al Comune. Non ci credono e lo dimostrano, arrogantemente.

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