LA RIPRESA… E IL CREDITO?

Il risanamento relativamente alla componente sacrifici è senza dubbio avviato anche grazie all’autorevolezza del governo Monti, al senso di responsabilità della maggioranza parlamentare che lo sostiene e alla disponibilità dei cittadini che ne stanno sopportando il peso (lavoratori e pensionati in prima fila).

Da una parte l’aumento delle entrate “vere” (non quelle virtuali di Tremonti), dall’altra l’affidabilità internazionale dell’esecutivo hanno frenato l’emorragia di risorse verso gli interessi sul debito pubblico rendendo in prospettiva effettivo “l’avanzo primario” che altrimenti sarebbe stato falcidiato dai maggiori interessi sui BOT e BTP.

Adesso però tutti concordano che questo, che è senza dubbio una condizione necessaria, non basta a risolvere il problema, perché il risanamento diventi strutturale il Paese deve crescere!

Problema non da poco …

Intanto costituisce un elemento confortante il fatto che dopo la sbornia neo-conservatrice e reaganiana, anche gli economisti più collaterali alla destra pseudo-liberista fanno atto di pubblico apprezzamento per le teorie di Keynes (dopo avere incassato i vantaggi del mercato nei momenti espansivi, i liberisti invocano l’intervento pubblico nei momenti recessivi, vecchio vizio di privatizzare gli utili e collettivizzare le perdite), ma chi ha sempre creduto nella bontà dell’intervento pubblico oltre che nel controllo del mercato deve comunque rallegrarsi di questo.    

Per stimolare la crescita si è puntato dapprima sulle riforme (cosiddette liberalizzazioni) che si sono “arenate” sugli scogli delle varie corporazioni che imperversano in questo nostro Paese.

Adesso il faro dell’attenzione si sta puntando sul sostegno offerto dalle banche all’economia produttiva, e a mio avviso giustamente. Le tabelle che ho tratto dalle statistiche della Banca d’Italia pubblicate pochi giorni fa evidenziano un andamento in flessione dei prestiti a fine 2011 con tassi in salita.

E’ chiaro che tutto questo non aiuta l’economia, ed è giusta la rivendicazione di coloro che chiedono che il sistema bancario italiano a fronte della maggiore liquidità concessa dalla BCE (che sta finanziando le banche dell’area Euro all’1%) sia più “generosa” con il sistema produttivo sia in termini di credito che in termini di tassi.

E però corretto anche evidenziare che il problema principale non è costituito dai tassi: il sistema bancario è attualmente “stressato” dall’incremento più che significativo delle sofferenze del sistema (cfr. fig. 2) che sono cresciute in un anno del 38% e dalla nuova classificazione voluta da Basilea 2 che considera dal 1° gennaio crediti “incagliati” (e quindi non meritevoli di fido) quelli che presentano un ritardo nei pagamento di appena 90 giorni.

 Dovendo le banche sottostare a una disciplina molto rigida sotto controllo dell’EBA (Autorità Europea di controllo del sistema Bancario), cui non può sottrarsi, non sarebbe stato più utile intervenire per allentare, o almeno mitigare l’effetto di queste disposizioni che in un momento di grave crisi del sistema produttivo rischiano di imbrigliare il sistema creditizio?

Ovviamente conosciamo la considerazione di cui godeva il precedente governo che avrebbe dovuto giocare d’anticipo prima di gennaio, ma non c’è dubbio che adesso le autorità europee e il governo Monti debbano raccogliere anche questa scomoda eredità e in qualche modo farsi carico del problema per mitigarne gli effetti che rischiano di essere dirompenti. 

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