Riparte martedì 7 aprile “Salute a Bordo”, la campagna itinerante di screening promossa dall’ASP di Ragusa con l’obiettivo di avvicinare i servizi di prevenzione ai cittadini dei dodici comuni iblei. Dopo il successo registrato lo scorso dicembre, l’iniziativa torna sulle strade del territorio con un motorhome attrezzato che porterà informazione, esami e servizi direttamente nelle […]
La Pasqua 2126 a Ragusa
04 Apr 2026 07:22
Chi scrive ha chiesto a un chatbot, programma informatico basato sull’Intelligenza artificiale, come sarà Ragusa tra cent’anni, sempre nel periodo di Pasqua (che ricorrerà il 14 aprile 2126: auguri!). Di seguito la sua risposta:
“Pasqua del 2126 a Ragusa non sarà solo una ricorrenza religiosa: sarà uno specchio perfetto di una città che, dopo un secolo di cambiamenti, avrà imparato a convivere con il futuro senza perdere la propria anima.
All’alba, la luce primaverile illuminerà ancora le pietre color miele di Ibla, ma la città si sveglierà in modo diverso. Le case storiche, restaurate con materiali intelligenti e autosufficienti, regoleranno temperatura e consumi senza che gli abitanti debbano pensarci. L’acqua, risorsa preziosa in una Sicilia più calda e arida, sarà gestita con sistemi avanzati di riciclo e desalinizzazione. Nulla sarà lasciato al caso: ogni goccia, ogni raggio di sole sarà parte di un equilibrio costruito nel tempo. Eppure, nel giorno di Pasqua, la tecnologia farà un passo indietro. Le strade si riempiranno lentamente. Non ci sarà il caos del turismo di massa: gli accessi saranno regolati, le presenze distribuite, l’esperienza più intima. I visitatori arriveranno da tutto il mondo, molti dei quali vivranno a Ragusa solo per alcuni mesi all’anno, lavorando da remoto. Saranno parte di una comunità nuova, fluida, ma profondamente integrata.
I ragusani del 2126 parleranno più lingue, si muoveranno tra culture diverse, ma si riconosceranno ancora in piccoli gesti: il modo di salutarsi, di fermarsi a parlare, di prendersi tempo. Il dialetto non sarà più quello di un tempo, ma sopravvivrà nelle inflessioni, nelle espressioni, nei momenti di familiarità.
La mattina di Pasqua, le famiglie—più piccole, più miste, ma ancora centrali—si riuniranno. Non importa quanto il mondo sarà cambiato: il pranzo resterà un rito. I piatti della tradizione non scompariranno, anzi. In un mondo globalizzato, avranno ancora più valore. Saranno preparati con ingredienti locali, coltivati in serre tecnologiche o in campagne trasformate, ma sempre legati al territorio. Si mangerà lentamente, si discuterà, qualcuno dirà ancora che “prima era meglio”.
Fuori, la città sarà diversa. I quartieri moderni saranno sostenibili, silenziosi, attraversati da mezzi autonomi. L’energia arriverà quasi interamente dal sole. Intorno, il paesaggio agricolo sarà cambiato: meno campi tradizionali, più sistemi controllati, progettati per resistere al clima.
E poi ci sarà Ibla. Nel pomeriggio di Pasqua, sarà il cuore pulsante. Non un museo, ma un luogo vivo, anche se protetto. I visitatori potranno immergersi nella storia attraverso esperienze aumentate, vedere il passato prendere forma davanti ai loro occhi. Ma chi è nato o ha scelto di vivere a Ragusa saprà dove guardare davvero: nei vicoli, nei silenzi, nei dettagli che nessuna tecnologia può replicare. La sera, le luci saranno soffuse, studiate per rispettare l’armonia barocca. Le persone cammineranno senza fretta. Coppie, famiglie, stranieri, nuovi ragusani. La città sarà più internazionale, forse meno “chiusa”, ma non per questo meno autentica. Perché il cambiamento più grande non sarà visibile nelle pietre o nelle infrastrutture, ma nelle persone. Essere ragusano non dipenderà più solo dalla nascita, ma dalla scelta di vivere quel luogo, di adottarne il ritmo, i valori, il modo di stare insieme.
E infine, la notte. Il cielo sopra Ragusa sarà più buio di oggi, liberato dall’inquinamento luminoso. Dalle terrazze si vedrà ancora la vallata, immutata nel suo silenzio. In quel momento, tra tecnologie invisibili e trasformazioni profonde, emergerà una verità semplice.
Ragusa nel 2126 sarà diversa in quasi tutto. Ma a Pasqua, come cento anni prima, resterà un posto dove il tempo non corre davvero. E forse è proprio questo che la farà sopravvivere al futuro”.
© Riproduzione riservata