Invasi pieni, ma non si può trattenere l’acqua: il caso della diga di Santa Rosalia

Piove più del previsto, ma l’acqua non si può trattenere. Alla Diga di Santa Rosalia oltre un milione di metri cubi d’acqua sono stati sversati per rientrare nei livelli di sicurezza autorizzati. Un paradosso che riaccende il dibattito sulla gestione degli invasi siciliani, stretti tra cambiamenti climatici, infrastrutture datate e vincoli tecnici.

Invasi oltre i livelli di guardia

Il paradosso, tutto siciliano, emerge in un articolo di Repubblica Palermo. L’inverno più piovoso rispetto agli ultimi anni ha riempito rapidamente diverse dighe dell’Isola. Ma in molti casi, il mancato collaudo o limiti autorizzativi inferiori alla capacità progettuale impongono lo svuotamento forzato.

È accaduto al lago Scanzano, nel Palermitano, dove a fronte di una capacità progettata di 18 milioni di metri cubi, il volume autorizzato è fermo a 7,3 milioni per assenza di collaudo. Raggiunta quota 9,6 milioni, l’acqua in eccesso è stata rilasciata.

Situazione complessa anche alla diga Trinità, nel Trapanese, al centro di uno scontro tra Regione e Ministero delle Infrastrutture la scorsa estate: dei 18 milioni di metri cubi previsti dal progetto, oggi l’invaso può fermarsi a 2,4 milioni. Il resto, inevitabilmente, viene sversato.

Santa Rosalia: diga collaudata ma senza alternative

Diverso ma ugualmente emblematico il caso della diga Santa Rosalia. Qui il muro di contenimento è stato collaudato e la capacità autorizzata coincide con quella progettuale: 20 milioni di metri cubi.

Eppure, superata la soglia, non esistono bacini alternativi o sistemi di accumulo capaci di trattenere l’acqua in eccesso. Così, oltre un milione di metri cubi sono stati rilasciati. Una scelta tecnica obbligata per garantire la sicurezza a valle, ma che lascia interrogativi sulla pianificazione idrica regionale.

In un territorio che negli ultimi anni ha fatto i conti con razionamenti e crisi idriche, vedere l’acqua defluire rappresenta un’immagine potente e controversa.

Tra sicurezza e spreco: il nodo infrastrutturale

Il tema non riguarda solo Ragusa. Dall’Agrigentino al Palermitano, la Regione monitora anche gli invasi di Piano del Leone e Gammauta, prossimi ai limiti autorizzati. In assenza di interventi strutturali, anche lì potrebbero rendersi necessari sversamenti nei prossimi giorni.

La questione mette in luce un problema cronico: infrastrutture non sempre adeguate, iter di collaudo incompleti, limiti autorizzativi prudenziali e mancanza di una rete integrata di accumulo e redistribuzione dell’acqua.

Il paradosso siciliano

In una Sicilia sempre più segnata dagli effetti dei cambiamenti climatici — alternanza di siccità prolungate e piogge intense — la gestione delle dighe diventa cruciale. La sicurezza resta la priorità assoluta, ma il sistema mostra fragilità evidenti.

Alla diga Santa Rosalia, oggi, non c’è un problema strutturale. Ma l’assenza di soluzioni per conservare l’acqua in eccesso ripropone una domanda centrale: l’Isola è pronta a gestire le nuove sfide climatiche senza disperdere risorse preziose?

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