INTERVISTA AL DIRETTORE DEL SERVIZIO DI I.R.C. ROBERTO GIULIANI

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Lei è il direttore del Servizio I.R.C. (Insegnamento Religione Cattolica). Quali sono i suoi compiti?

Tutto L’Ufficio Scuola parte da qui, suddiviso in tre ambiti di lavoro:

a)    Pastorale scolastica che considera tutte le problematiche  generali della scuola, dall’alunno ai genitori ed insegnanti;

b)    La Scuola Cattolica, che si occupa in particolare di accompagnamento di scuole  con un progetto che comprende anche a dimensione  educativa religiosa (Salesiani, Sacro Cuore, Canossiane, Maria Bambina, ecc.)

c)     Servizio di I.R.C. che riguarda l’insegnamento della religione cattolica nella scuola. Ecco, io sono il direttore del punto c).

La religione cattolica nelle scuole, che valore didattico ha?

È il nodo centrale. Quali ragion legittimano la presenza dell’insegnate di religione nella scuola? A definire queste ragioni è la legge dello Stato italiano conseguente alla revisione concordataria del 1984 che, all’articolo 9, recita: “Riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principii del Cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, assicura, secondo le finalità della scuola, gli I.R.C. in tutte le scuole.” Quindi, il valore didattico è legato al valore culturale e storico del cattolicesimo.

Perché spesso l’insegnamento della religione nella scuola pubblica è fatta oggetto di critiche  pesanti?

La connotazione cattolica crea spesso fraintendimenti e incomprensioni. L’ I.R.C. viene percepito come un’attività ecclesiale e quindi non avrebbe diritto di cittadinanza nella scuola. Lo spirito della norma dell’I.R.C. non è ancora pienamente compreso.

Come nasce e quali percorsi deve intraprendere un insegnante di religione?

L’insegnante di religione  deve avere gli stessi requisiti  professionali di tutti gli altri insegnanti. In più deve avere un titolo specifico che si acquisisce dopo un percorso di studi quinquennale con l’acquisizione del titolo di Laurea Magistrale di Scienze Religiose. I piani di studi di piena valenza accademica (con ben 56 esami con frequenza obbligatoria) riconosciuta dallo Stato. Ma non basta, l’insegnante deve anche essere riconosciuto idoneo  dall’Ordinario Diocesano, che deve curare la verifica delle qualità umane e professionali del candidato.

I programmi, rispecchiano la necessità attuale di conoscenza culturale e storica?

L’I.R.C., come tutte le altre materie ha veri e propri programmi ministeriali e, nel nostro caso (Trentino-Alto Adige), provinciali. I programmi considerano in maniera equilibrata sia la dimensione culturale  del fatto religioso, come anche quella storica, artistica e antropologica. Tutto ciò con il dialogo  e il confronto tra esperienze religiose diverse.

Che differenza c’è tra insegnamento e catechesi?

La differenza sostanziale sta nella finalità. Mentre la catechesi ha proposte ecclesiali legate all’adesione di fede e alla crescita nella scelta religiosa, l’I.R.C. ha finalità meramente scolastiche legate alla conoscenza del sapere religioso e alla consapevolezza rispetto a scelte che sono personali.

Quale riscontro in Trentino Alto Adige e nel resto d’Italia riguardo la frequenza?

Il dato complessivo rivela una scelta nella nostra provincia  dell’86%. La media  dell’Italia Settentrionale dell’83% e quella nazionale dell89%. Quindi, il fatto che quasi nove su dieci  studenti scelga l’I.R.C. ha un significato  evidente di per sé!

A Suo parere, quali sono le difficoltà oggettive che un insegnante di religione  incontra?

Primariamente la difficoltà è legata al fatto che è disciplina scelta (va fatta esplicita richiesta all’atto di iscrizione), quindi l’insegnante è sempre sottoposto a valutazione e, al fatto dei pregiudizi, e scarsa conoscenza del profilo didattico della disciplina, difficoltà condivisa anche da colleghi di altre discipline.

Personalmente trovo che l’insegnamento della religione nella scuola sia importante, anche per la propedeuticità allo studio della filosofia, arte e storia. Lei che ne pensa?

Concordo in pieno. Anche in questo caso è di tutta evidenza che il sapere religioso riguarda da vicino tanto lo studio della filosofia, dell’arte  e della storia. Una gestione interdisciplinare nella natura stessa dell’I.R.C.!

Per concludere, vuole gentilmente  esprimere un Suo pensiero per i lettori di Ragusa Oggi?

Pur nelle differenze storiche, culturali e della tradizione che da Nord a Sud caratterizzano il nostro Paese, mi capita spesso di prendere atto invece, di come la dimensione religiosa rappresenti un filo che sa unire; e contraddistingue luoghi, persone  e situazioni per altri aspetti molto diverse e lontane.

 

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