In Sicilia già realtà la serra tecnologica con coltivazione agriponic. Si lavora per cambiare la fascia trasformata del Sud Est e risparmiare il 90% di acqua. FOTO


Serre tecnologiche e sempre più sostenibili. La fascia trasformata siciliana, la più importante del Sud Italia, lungo l’asse costiero che abbraccia il territorio che va da Gela fino a Pachino, lancia la sfida per rilancio della filiera produttiva serricola in ottica green. In provincia di Ragusa è già realtà grazie al progetto INTESA – Innovazioni tecnologiche nella filiera agroindustriale, promosso nell’ambito del progetto cofinanziato dal programma ENI Italia – Tunisia con fondi FESR, con il coordinamento progettuale della SoSvi (Società Sviluppo Ibleo) con la collaborazione tecnico-scientifica del CREA del Ministero delle Politiche Agricole.

Presso l’Op Moncada, nel territorio di Ispica, si è svolto il secondo dei sei incontri previsti all’interno del percorso di coprogettazione Living Lab Intesa che ha permesso agli operatori e ai partner di toccare con mano il progresso tecnologico già in atto in alcune serre riconvertite. Un nuovo sistema di produzione per colture protette, utilizzando un modello misto aeroponico e NFT (Nutrient Film Technique) a ciclo chiuso, secondo il sistema Agriponic. L’impianto pilota coniuga l’aeroponica, tecnologia utilizzata ed introdotta già dalla Nasa nelle missioni spaziali, in cui le piante vengono coltivate senza l’uso di substrati attraverso la nebulizzazione della soluzione nutritiva direttamente nelle radici, con l’Nft (sistema in cui le piante sono poggiate ad una canalina e le radici si alimentano attraverso un film di soluzione nutritiva).


Un vero e proprio modello di serra sostenibile, progettato seguendo il metodo della coltivazione a ciclo chiuso misto aeroponico/nft, sistemi di automazione per la fertirrigazione e il trattamento debattetizzante del ricircolo, illuminazione a led e riscaldamento passivo, con numerosi vantaggi per l’ambiente e per il consumatore finale. Meno acqua, meno trattamenti, meno concime, basso impatto del ciclo di vita (Lca) e minore impronta CO2, residuo zero, nichel free, qualità controllata e migliori claim nutrizionali e salutistici grazie ad un prodotto più sano, gustoso e salubre, a prezzi competitivi.

Giovanni Iacono, amministratore delegato SoSvi ha illustrato le fasi centrali del progetto: “Il nostro obiettivo è quello di rafforzare la filiera produttiva agroindustriale del settore serricolo della fascia trasformata iblea. Un’eccellenza territoriale europea, la seconda area, in Europa, dopo la regione dell’Almeria in Spagna, per concentrazione ed estensione di serre orticole. E con una propensione all’innovazione tecnologica, se pensiamo che già oggi quasi un quarto delle serre esistenti sono in idroponica fuori suolo. Con questa tecnologia, ad esempio, si riduce fortemente l’impatto ambientale e si ottiene persino un risparmio del quasi 90% delle risorse idriche necessarie”.


Dopo la visita alla serra “agriponic” si è svolto il secondo momento del living lab con l’obiettivo di apportare delle proposte migliorative al “modello condiviso di serra Euro-Mediterranea Sostenibile” per la produzione di cibo sano, nutriente, di qualità per tutti ma anche ambientalmente sostenibile, anzi con impatto quasi zero sull’ambiente. Molti gli interventi di tecnici, degli imprenditori e dei rappresentanti degli enti presenti tra cui i rappresentanti dei partner e degli associati: SoSvi, CREA – Centro Ricerca Economia Agricoltura del Ministero delle Politiche Agricole, Op Moncada (azienda ospitante, dove è stata realizzata la serra pilota), Ordine Dottori Agronomi e Dottori Forestali Ragusa, Collegio Periti Agrari Ragusa, Comuni di Scicli, VIttoria e Ispica, GAL Terra Barocca, Vittoria Mercati. Presenti inoltre docenti e studenti dell’Istituto professionale per l’agricoltura di Modica, rappresentanti delle associazioni di categoria e sindacali, oltre ad imprenditori e tecnici del settore serricolo ibleo.


Francesco Aiello, sindaco di Vittoria, ha salutato positivamente il progetto che potrà trovare piena attuazione anche nel versante ipparino rendendo sostenibile l’agricoltura serricola diffusa: “Dobbiamo cogliere le opportunità dei fondi del Pnrr e della nuova programmazione europea tramite i fondi strutturali regionali per avviare il settore trainante dell’economia iblea, quello serricolo, verso la transizione ecologica, in un’ottica di eccellenza dei prodotti e di un mercato globalizzato”. Per la dottoressa Emilia Arrabito, referente del progetto per Op Moncada, “l’appuntamento di sabato 5 febbraio ha rappresentato un altro grande passo verso la co-progettazione di un’innovativa serra euromediterranea ecosostenibile con tutti gli attori del settore, nessuno escluso. Il prossimo appuntamento analizzerà gli indicatori di sostenibilità ambientale, sociale ed economica da monitorare in serra”.


La sostenibilità ambientale è uno degli obiettivi primari del programma “Green Deal 2030” da parte della Commissione Europea. Infatti la nuova strategia alimentare “Farm to Fork Strategy for a fair, healthy and environmentally-friendly food system” e la strategia per la biodiversità “Biodiversity Strategy for 2030 – Bringing nature back into our lives” sono strettamente collegate fra loro. Ricerca e ecosostenibilità sono principi cardini su cui nei prossimi anni si baseranno i nuovi modelli agroindustriali per dare un impatto propositivo alla tutela della biodiversità e nella lotta contro il cambiamento climatico. Anche la Sicilia inizia dunque a contribuire in ambito di transizione ecologica e su questa ottica il progetto INTESA dimostra come sia possibile cambiare la filiera agroalimentare e renderla più sostenibile. Il Living Lab è stata anche l’occasione per coinvolgere attivamente i rappresentanti della Quadrupla Elica (attori pubblici, attori privati, istituti di ricerca e cittadini).

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it