Il caso “macelleria” e la gogna social. A Ragusa

La vicenda è assurda e ridicola al tempo stesso drammatica. Un macellaio di Ragusa è risultato positivo al coronavirus. La sua macelleria è stata chiusa in via preventiva per sua scelta. Certamente, visto il periodo, molte persone si sono preoccupate e il fatto che i tamponi a familiari e dipendenti tardino ad arrivare mette ansia. Ma sui social è scoppiata la caccia all’untore come se essere malati di coronavirus è una colpa. Insulti, accuse e commenti infamanti, tra facebook e chat whatsapp. Al punto tale che anche il sindaco di Ragusa è dovuto intervenire stamani.

Ecco cosa ha detto:  “Un po’ di chiarezza si impone riguardo il caso della macelleria che sta impropriamente imperversando sui social, dando vita ad allarmismi e a una gogna mediatica intollerabile in un Paese civile.

Il titolare di questo esercizio commerciale, risultato ieri positivo al tampone, si era già opportunamente posto in isolamento. I familiari hanno deciso di chiudere a scopo precauzionale la macelleria, nella quale comunque erano a lavoro dipendenti che non avevano avuto contatti diretti con il soggetto in questione. È stato subito attivato il protocollo previsto in questi casi per ricostruire eventuali rapporti con altre persone, che nel caso di rischi, saranno direttamente informate. Anche i familiari conviventi sono stati sottoposti a tampone.
Quanto alla rapidità dei risultati, di cui è competente l’Asp, ho già chiesto verifiche ed è stato chiarito che i referti vengono forniti dando priorità ai soggetti sintomatici. A tutti i ragusani chiedo nuovamente lucidità e ragionevolezza: capisco la preoccupazione, ma lasciamo che siano le autorità competenti e non le catene whatsapp a ricostruire i fatti, tutelare la salute pubblica, darne corretta comunicazione”.

Stamani il consigliere comunale Giovanni Gurrieri  aveva chiesto un chiarimento da parte del primo cittadino,. Cassi, del resto, aveva appositamente tardato ad intervenire per essere certo dei dati da parte dell’Asp.

“La caccia all’untore a tutti i costi – afferma Gurrieri – si sta trasformando, a quanto pare, nella pratica più diffusa di buona parte della popolazione ragusana. A fronte dei pochi che correttamente si rimettono alle disposizioni che saranno assunte dalle autorità sanitarie, ci sono i molti, invece, che chiedono conto e ragione di quanto sta accadendo, crocifiggendo persone che nella loro vita hanno sempre lavorato e che si sono trovate costrette a giustificarsi pur nel contesto della delicata situazione che stanno vivendo”.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it