I RAGUSANI NEL MONDO RACCONTANO

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Era il mese di ottobre del 1898. Dopo trenta giorni di una lunga traversata oceanica, fra disagi e difficoltà d’ogni genere, ed una sosta non prevista nel porto di Buenos Aires di due settimane, arrivavano per le vie fluviali al porto di Asuncion oltre duecento emigranti siciliani, in buona parte provenienti dall’aerea iblea. Inseguivano il sogno del facile successo nelle dorate terre americane, alimentato per l’occasione dall’Avv.Giuseppe Paterno’ Distefano, sedicente uomo d’affari catanese di origine vittoriese, spregiudicato e senza scrupoli  che, forte di un accordo con le Autorità paraguaiane del tempo, prometteva  la gratuita concessione  di enormi terre di terreno, previa la sottoscrizione di quote azionarie  di una società , a tal uopo costituita con atto notarile a Catania, che mirava alla fondazione  di  una colonia agricola nello stato sudamericano. Ad essa aderirono decine di famiglie iblee, dotate di sufficienti risorse finanziarie e di operosità artigianale ed agricola; della spedizione fecero parte  influenti professionisti ma anche  indigenti e nulla tenenti, eludendo in tal caso  le norme statutarie che prevedevano il possesso di un capitale finanziario minimo ad impiantare una nuova attività nelle  terre promesse. Ad una prima spedizione ne seguì una seconda nel 1899.  I nuovi coloni presero possesso di fondi per  svariati ettari di terra, invero dislocati a distanza di centinaia di chilometri dalla capitale Asuncion e  diversi da quelle originariamente promessi dal patron del progetto di colonizzazione, probabilmente autore di una truffa ai loro danni, in concerto con funzionari del governo paraguaiano. Le terre in cui si insediarono (ogni  lotto minimo corrispondeva a 20 ettari) furono bonificate e rese fertili in poco tempo, ma, per effetto della lontananza dai mercati di sbocco e commercializzazione  dei prodotti agricoli, ben presto la colonia agricola chiuse, con parecchi coloni che abbandonarono i luoghi assegnati per trasferirsi nella capitale, dove divennero affermati coltivatori di colture orticole, commercianti, imprenditori e costruttori, con diverse storie di successo che hanno lasciato lunga traccia nella recente storia del Paraguay. Qualche colono fece ritorno in patria, ma non pochi però rimasero a coltivare le  terre  della colonia Trinacria, nelle lontane cittadine di Santa Clara e Porto Rosario; costoro hanno vissuto per lungo tempo come una comunità chiusa, dedita quasi all’autoconsumo, creando nuove famiglie all’interno della stessa e perpetuando in tal modo i cognomi iblei di un tempo fino ai nostri giorni. Tumino, Occhipinti, Lissandrello, Barresi, Di Natale, Rivela, Licitra, Spatuzza,sono cognomi che si sono tramandati in capo ai discendenti dell’originaria  colonia agricola, ma  nei vari decenni , con il sovrapporsi delle varie generazioni,si è affievolito,fino a scomparire del tutto,  il legame con le tradizioni, gli usi, i costumi della terra dei loro avi. E le Istituzioni pubbliche e private della Provincia di Ragusa si sono  dimenticate di loro e  della presenza di una costola  ragusana in quelle lontane terre sudamericane, fino ad ignorarla completamente per un intero secolo. Oggi un terzo della popolazione paraguaiana è di origine italiana, con un buon 30% di siciliani. Di questi la maggior parte è costituita da iblei, con presenze  che la pongono ai primi posti nel mondo per consistenza numerica. Si suole sovente affermare che un popolo che non riscopre il proprio passato mal si connette con il presente o si proietta verso il futuro. Una massima che ben si può  trarre dalla  straordinaria scoperta in Paraguay, che ha messo fine ad un secolare torto di distacco da quelle lontane e dimenticate nostre comunità.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it