GUIDA BLU: INVECE DI STERILI POLEMICHE MIGLIORARE LA QUALITA’ AMBIENTALE

Qualche consigliere comunale della maggioranza si è chiesto il motivo della non inclusione di Marina di Ragusa nella Guida Blu di Legambiente e Touring Club. La risposta è molto semplice: la guida è costruita su una lista di 483 comuni costieri definiti da Touring “centri balneari” tra i quali ne sono selezionati poco più della metà, sulla base dei dati raccolti sulle caratteristiche ambientali e sulla qualità dell’ospitalità. In quest’ambito sono stati esclusi negli anni scorsi tutti i comuni capoluogo di provincia. Dal 2010, Touring Editore ha operato un restyling radicale, che prevede, tra l’altro, l’aggiunta anche dei comuni capoluogo con le proprie frazioni balneari,  su loro specifica richiesta. La scelta di non includere nel passato la costa ragusana e Marina di Ragusa in particolare, nella Guida Blu è stata quindi una scelta tecnica del Touring, e non una scelta politica di Legambiente Ragusa, come maliziosamente vorrebbe sostenere un noto commentatore di una televisione locale. Come in tutte le classifiche di Legambiente, infatti, anche la Guida Blu risponde a precise regole e caratteristiche: 1.Segnalazione di quelle località nelle quali il riconosciuto pregio naturalistico si sposa con l’impegno nella salvaguardia del paesaggio e del litorale e, soprattutto, con tante iniziative di sviluppo dei servizi e di valorizzazione e tutela del territorio. 2.Su ognuno dei comuni scelti, raccolta di dati sulle caratteristiche ambientali e ricettive, i quali vengono analizzati insieme con 128 indicatori (banche dati di Istat, Ancitel, Sist, Cerved, Ministero della Sanità, Enit, Touring Club, Enel, Istituto Ambiente Italia) definiti in ambito europeo con il contributo della rete delle ecolabel che seguono i criteri del progetto Life “VISIT”. 3. Integrazione delle valutazioni dei circoli Legambiente che hanno anche funzione di verifica e controllo. I parametri sono suddivisi in due principali categorie: qualità ambientale e qualità dei servizi ricettivi. Infatti, va sottolineato che, oltre alla qualità delle acque marine ed oltre agli aspetti naturalistici (quali la presenza di aree protette, di siti di interesse naturalistico, ma anche di agricoltura ambientalmente sostenibile) e storico-culturali, si valutano il livello di impatto ambientale (a tale riguardo particolarmente significativi in senso negativo sono gli aspetti relativi alla cementificazione della costa e del territorio in generale, ma anche la gestione del ciclo dell’acqua, dei rifiuti e del traffico), la qualità dei servizi ai turisti (tutti, quindi con particolare attenzione anche ai diversamente abili), come anche l’impegno dell’Ente pubblico nello sviluppo di politiche che vadano verso la sostenibilità ambientale del territorio e dell’economia locale. E’ evidente che, non brillando Ragusa in performance ambientali di un certo rilievo (vedi i dati dell’ecosistema urbano), il suo territorio costiero, e Marina in particolare, potrebbe rischiare di non possedere i requisiti necessari per entrare nella guida, o di collocarsi in posizione marginale con una sola o poche vele. Dall’anno prossimo comunque Marina di Ragusa e il territorio costiero del comune di Ragusa, potrà, se il Comune lo richiederà a Legambiente Sicilia, essere incluso nella Guida Blu, se ce ne saranno le condizioni, cioè se si riterrà che il territorio, quello costiero in particolare, sia ben gestito dal punto di vista ambientale e turistico e quindi meriti l’inclusione in una guida ‘di qualità’. Ovviamente non possiamo assicurare un’inclusione automatica. Riteniamo infine importante evidenziare che l’approccio della Guida Blu di Legambiente è totalmente differente da quella utilizzato dal FEE per l’attribuzione delle Bandiere Blu (basato su un questionario autocertificato e con molti meno e differenti indicatori). Ciò ha portato la Guida Blu ad essere considerata più affidabile perfino dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che ha contestato le Bandiere Blu, definendole non attendibili in quanto ”un sistema poco trasparente”, non perché falsificano i dati ma perché rispondendo ”a un questionario, la sparano grossa,” e spesso ”fanno anche promozione turistica”.

 

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