“Grazie per aver assistito nostro padre”. Lettera di ringraziamento all’Asp

Una lunga lettera di ringraziamento inviata all’Asp dai figli di un paziente della Suap – Speciali Unità di Accoglienza Permanente.

I figli hanno ripercorso tutto il periodo del ricovero del loro papà, un paziente tracheostomizzato, allettato, con catetere, incapace di parlare e  attaccato a un respiratore artificiale.

 

“Spinti da sinceri sentimenti di gratitudine vorremmo condividere alcune considerazioni, sotto il profilo umano e professionale, relativamente a chi, a vario titolo, lavora al S.U.A.P di Ragusa, centro che si occupa del recupero malati gravi.
Ci preme farlo soprattutto in tempi, come quelli attuali, in cui il tema della mala sanità in Italia è tristemente alla ribalta un po’ in tutti i giornali e tv.
Abbiamo, infatti, potuto registrare con gioia come l’A.S.P.7 di Ragusa, di cui Lei, Arch. Angelo Aliquò è Direttore Generale, possa vantare elevati livelli di professionalità nella erogazione dei servizi; ci riferiamo, in special modo, al S.U.A.P, direttore il dott. Giovanni Ragusa, ove nostro padre è stato ricoverato per ben otto mesi, curato, accudito e, soprattutto, restituito alla vita, dopo una lunga malattia che, per gravità e stadio raggiunto, sembrava destinata al triste epilogo, la morte: il personale medico e paramedico del S.U.A.P, invece, ha colto l’occasione per fare una scommessa con la vita, riuscendo a vincerla.

Nostro padre, che soffriva ormai da anni a causa di patologie molto gravi, si è trovato in Gennaio a dover fare i conti con una gravissima crisi respiratoria e la situazione, che di per sé era già critica, sembrava esser giunta al punto di non ritorno.
I medici dell’ospedale Giovanni Paolo II ci spiegavano che il suo corpo non era più in grado di svolgere il normale scambio tra ossigeno ed anidride carbonica, che i parametri non erano più compatibili con lo stato di una persona in vita, che altro non era possibile fare se non trasportarlo al S.U.A.P di Ragusa, ma al solo fine di provare a stabilizzarne le condizioni, contenere i continui stati febbrili.
Papà è dunque entrato in struttura da paziente tracheostomizzato, allettato e con catetere, incapace di parlare, attaccato ad un respiratore artificiale.
Tutto quello che è accaduto dopo è stato il frutto di un’opera sinergica, a tutti i livelli, del personale S.U.A.P, dal Direttore della Struttura agli altri medici, dagli infermieri agli O.S.A, passando per i fisioterapisti e gli stessi volontari, che, in questa occasione, cogliamo l’occasione per ringraziare tutti.
Dobbiamo, infatti, alla loro competenza, pazienza, caparbietà e spirito di sacrificio se giorno dopo giorno le condizioni di nostro padre sono sensibilmente e inaspettatamente migliorate lasciando nel più completo stupore lui stesso, paziente ormai rassegnato ad una pessima e scadente qualità di vita, e noi familiari, che in questo periodo lo abbiamo sostenuto e accompagnato con una speranza che ultimamente si era del tutto spenta davanti ad evidenze cliniche del tutto sconfortanti.

Abbiamo assistito al recupero di nostro padre che, dopo esser stato per più di un mese in coma farmacologico, è stato rimesso giù dal letto ed aiutato a recuperare la motilità delle gambe, incoraggiato dagli operatori sanitari che credevano in un suo progresso anche quando lui stesso aveva smesso di crederci da tempo.
Lo abbiamo visto abbandonare il girello per camminare da solo, respirare anche senza l’aiuto della strumentazione artificiale, cominciare a parlare nonostante ormai da tempo si esprimeva soltanto a gesti.
Difficile sintetizzare in poche righe l’opera certosina che ha portato ai risultati odierni.
Camminare, respirare e parlare: vivere! E con dignità!
A tutti coloro che hanno reso possibile questo risultato, al dottor Ragusa che li ha brillantemente coordinati, vorremmo esprimere il nostro di ringraziamento e quello di nostro padre, che, prossimamente, verrà dimesso tra uno stupore ancora percepibile.
Siamo stati accompagnati in un percorso delicatissimo della nostra esistenza, pertanto, auspichiamo vivamente, per esserne stati testimoni diretti, che il S.U.A.P di Ragusa possa diventare il “modello Ragusa” per tutte quelle altre strutture che si occupano della cura al malato grave, nonché, un punto di riferimento per le famiglie iblee che purtroppo si trovano a vivere in situazioni simili”.

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