Giovanni Virgadavola, il cuntastorie, l’antropologo, il poeta, il pittore: Vittoria lo celebra

“La collezione Virgadavola e il patrimonio etnoantropologico degli Iblei”. Al Teatro comunale di Vittoria si è svolto ieri il convegno dedicato al “cantastorie” morto nel settembre 2022 a Vittoria.

Giovanni Virgadavola ha segnato la storia della città. Cultore di storia popolare e del dialetto siciliano, aveva recuperato e tramandato gran parte dei cunti della tradizione siciliana, quelli che, con l’ausilio di grandi cartelloni, i cantastorie portavano nelle piazze siciliane durante le feste. Quelle stesse storie venivano riprodotte sui fianchi dei carretti siciliani, veri e propri capolavori dell’artigianato siciliano dell’800.

Aveva allestito una sorta di piccolo museo del carretto siciliano e alcuni dei suoi carretti erano stati ospitati anche al Castello di Donnafugata. Oggi c’è un angolo che è dedicato alla memoria di Virgadavola all’interno del Donnafugata Farmusuem. il museo del prodotto contadino nato proprio al castello di Donnafugata.

Come cultore del dialetto siciliano avevano ottenuto, negli ultimi tempi, un importante riconoscimento: era stato iscritto nel Registro delle Eredità immateriali della Sicilia, Libro dei Tesori Umani Viventi. 

Nasce l’associazione culturale Giovanni Virgadavola

Dopo la sua morte, la famiglia ha costituito un’associazione culturale che porta il suo nome e che si propone di tramandare il suo patrimonio culturale. A presiederla è Silvana Virgadavola, il fratello Andrea è il vicepresidente.

L’obiettivo è quello di catalogare il grande patrimonio lasciato da Virgadavola, che in parte era stato sistemato dallo stesso cantastorie. Un patrimonio che era stato studiato, alcuni anni fa, da Daniela Barbante, in occasione della redazione della sua tesi di laurea

Ieri mattina, insieme ai figli, sul palco del teatro comunale c’erano il sindaco Francesco Aiello, gli assessori Paolo Monello e Giuseppe Nicastro, il deputato regionale Nello Dipasquale, il soprintendente ai Beni culturali, Antonino De Marco, alcuni studiosi e docenti universitari. 

Mauro Geraci: “Giovanni Virgadavola è un universo”

Il convegno ha visto la presenza di numerosi studiosi di storia locale e tradizioni, culminato in una tavola rotonda. “Virgadavola è un universo” ha detto, tra gli altri, il docente universitario di Messina, Mauro Geraci. In lui si sommavano più figure: il cuntastorie, l’etnografo, il cultore di storia locale, il pittore, il poeta, l’antropologo, il collezionista. È un uomo che ha raccontato la Sicilia e che ha amato la storia della sua terra.

Geraci ha sottolineato anche la capacità di Virgadavola di analizzare e sistematizzare, di oggettivizzare, quasi estraneandole da se, numerose vicende personali e di narrarle. Facendo un parallelismo con Giovanni Verga o Ignazio Buttitta, che avevano descritto con sguardo critico , ma insieme partecipe, le vicende che accadevano attorno a loro e di cui erano partecipi, facendole diventare parte importante della storia della cultura siciliana, che grazie a loro è stata compresa e raccontata anche alle generazioni future.

Lui riusciva come i veri cantastorie, a costruire storie immaginifiche speciali, magari tratte da piccole e apparentemente insignificanti, riuscendo anche a dare voce agli umili (contadini poveri ).

Fu un cultore del mito (Orlando e i paladini), ma anche storie più recenti, che diventano per lui occasione per rileggere la storia siciliana. Parlava di Colapesce , ma anche di Falcone e Borsellino. 

La leggenda narra di Colapesce (o Nicola), di Messina, figlio di un pescatore, e della sua grande capacità di scendere in acqua. La fama di Colapesce giunse fino al re di Sicilia che per tre volte gettò in mare la sua corona, ogni volta in un posto più profondo, chiedendo a Colapesce di riportargliela. Colapesce si tuffa per tre volte in mare riportando la corona. Ma l’ultima volta vede le tre colonne si cui si regge la Sicilia (corrispondenti alle tre estremità dell’isola: Lilibeo (Trapani), Capo Passero e Peloro (Messina), si tuffa per tre volte in mare per riportare la corona e poi un anello. Ma la terza volta, a Peloro, Colapesce vede le tre colonne su cui si regge la Sicilia piene di crepe e decide di restare in acqua per reggere sulle sue spalle l’isola. Colapesce è riuscito così ad evitare che la Sicilia sprofondasse in mare, ma quando si muove si generano dei tremolii e questi sono all’origine dei terremoti, specie di Messina.

In Virgadavola la leggenda diventa rivisitazione della storia locale, dell’orgoglio siciliano proiettato anche nella contemporaneità con il racconto delle gesta di Falcone e Borsellino.

Il convegno è diventato un primo momento di un percorso che inizia e che punterà a valorizzare e far conoscere il patrimonio, finora conosciuto solo in parte, che Virgadavola ha lasciato alla sua famiglia e alla sua città.

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