Fornace Penna, la storia di un incendio doloso e il rinascimento del sito storico. Correva l’anno 1924

All’epoca era proprietà privata, oggi è patrimonio della Regione siciliana che l’ha acquisita e che ne sta curando, con l’azione e la supervisione della Soprintendenza ai beni culturali di Ragusa, i primi interventi di consolidamento, sistemazione e bonifica per renderla fruibile alle prime visite al suo interno. La Fornace Penna venne distrutta da un incendio di matrice dolosa proprio il 26 gennaio di quel 1924. Era un’epoca in cui l’imprenditoria era ai massimi livelli con esportazioni di laterizi di diverse specie non solo in Sicilia ma anche a Malta ed in Libia. Lo stabilimento era dotato di un forno del tipo Hoffmann con sedici camere disposte ad anello lunghe cinque metri e larghe tre e mezzo ciascuna. Il tiraggio forzato veniva esercitato da una ciminiera alta 41 metri e lo stabilimento era lungo 86 metri. Nella parte est (lunga 32 e larga 25 metri) era destinata al macchinario. La sala macchine ospitava due polverizzatori a martello, un’impastatrice ad eliche grandi, rifornita da elevatori a tazze, due laminatori con filiere per la produzione di gallette, laterizi forzati e tegole curve o coppi, una pressa a revolver per la produzione di tegole alla marsigliese, una pressa per la produzione di tegole di colmo. Esisteva pure un piccolo vano per la fabbricazione di stampi, tegole marsigliesi e rulli di scorrimento per i carrelli delle filiere. Questa era la Fornace Penna: un punto di riferimento per la commercializzazione e l’esportazione dei materiali prodotti grazie al fondale sufficientemente profondo da consentire l’attracco delle navi, alla presenza della ferrovia poco distante dalla costa, alla vicina cava di argilla, a circa 200 metri, per la materia prima, alla disponibilità di abbondante acqua da una sorgente carsica locale. Si lavorava dalla sei del mattino sino all’imbrunire, da maggio a settembre; con le prime piogge la Fornace Penna veniva chiusa. Tutto questo venne distrutto in una notte quando mani ignote decisero di troncare questa fiorente attività artigianale e l’altrettanta fiorente attività di esportazione; basti pensare che Tripoli venne ricostruita con i laterizie provenienti dalla Fornace Penna. Era il 26 gennaio del 1924.

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