Ecco la verità sui 10 euro chiesti dai dipendenti della Regione per ogni pratica di cassa integrazione. Parla l’ex direttore generale Giovanni Vindigni.

Lo abbiamo inseguito per giorni affinchè ci rilasciasse una intervista per fare luce su quanto stava accadendo o era accaduto in quei giorni. Abbiamo insistito sino alla noia perché eravamo convinti che l’opinione pubblica andasse informata per bene. Lui però si è sempre negato trincerandosi dietro un silenzio che, evidentemente col sennò del poi, bene non gli ha fatto se, a distanza di oltre mese, con una nota inviata al nostro giornale sente il bisogno di tornare su un argomento che i siciliani forse hanno voglia di dimenticare, pregando di pubblicare le sue dichiarazioni. Stiamo parlando di Giovanni Vindigni che lo scorso 25 marzo è stato nominato Direttore generale del Dipartimento lavoro della Regione Siciliana, salvo poi dimettersi il 6 maggio scorso dopo esser stato travolto dalla scandalo dei dipendenti regionali che, secondo le notizie di stampa comparse in quei giorni, chiedevano 10 euro per evadere ogni pratica di richiesta della cassa integrazione per i lavoratori costretti a non poter lavorare per via delle misure di contenimento anti Covid.

Oggi Vindigni precisa tra le altre cose che nessuna decisione in tal senso era stata mai assunta. La proposta, chiarisce Vindigni, era stata avanzata dal Siad, il sindacato autonomo dipendenti, ed osteggiata dallo stesso Vindigni, il quale pare abbia contestato non solo l’importo ma anche  che tale diritto al compenso semmai sarebbe dovuto maturare per il dipendente dolo dopo un certo numero di pratiche esitato per creare un forte incentivo. Dopo un ampio è stata consegnata al Dott. Vindigni una ipotesi di massima un’ipotesi di massima riportata dal verbale della seduta e firmata da tutti i presenti e siglata anche dal Vindigni. Tale verbale è stato consegnato dal rappresentante del Siad alla stampa e agli organi di informazione (il famoso pizzino come la chiamato certa stampa) ed  erroneamente e inopinatamente fatto passare come un accordo siglato. Il Vindigni invece ha chiuso il verbale chiedendo ventiquattro ore, quarantott’ore di tempo al fine di avviare  per la prima volta la procedura inerente questo progetto innovativo di performance.

L’iter procedimentale del progetto prevedeva che lo stesso  una volta concordato veniva presentato all’assessore al lavoro il quale a sua volta doveva condividerlo con l’assessore alla funzione pubblica per poi arrivare alla discussione all’Aran Sicilia ed essere approvato. E’ successo invece, sostiene Vindigni,   un fatto gravissimo e cioè tale documento contenuto nel verbale della riunione e avente valore di ipotesi di accordo, è stato pubblicato dalla stampa come accordo raggiunto dal direttore generale Vindigni con i rappresentanti sindacali. Tale fatto hanno indotto organi di stampa anche comuni cittadini sui social network a critiche feroci e denigrazione nei confronti del dottor Vindigni e per gli stessi impiegati che avrebbero preteso questa cifra per ogni pratica.  Un’interpretazione errata non conforme al contenuto che invece era un’ipotesi di progetto e non un progetto approvato dal direttore generale.

Questa situazione, viene esplicitato nella nota,  ha determinato un forte imbarazzo per il Dottor Vindigni, nei confronti dell’assessore al lavoro Scavone e del presidente della regione Musumeci che hanno appreso la notizia della stampa prima che gli potesse riferire il reale contenuto della riunione sindacale. Le dimissioni di Vindigni  il 6 maggio scorso, quindi viene ribadito nella nota,  non hanno riguardato, direttamente, il rapporto di lavoro ma la sfera personale e il rispetto per le istituzioni nel tentativo di togliere dall’imbarazzo coloro che avevano posto estrema fiducia nella sua persona.

La nota di Vindigni si conclude affermando che è stata offerta una falsa rappresentazione dei fatti da parte di alcune rappresentanze sindacali ed è stata effettuata una disattenta e superficiale lettura del documento firmato

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