Digiacomo: “Sanità iblea, periodo buio”

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta dell’on. Digiacomo a Crocetta e Gucciardi. Ecco il testo integrale: “Caro Presidente della Regione e caro Assessore alla salute, la Sanità iblea sta vivendo uno dei momenti peggiori che ricordi e il mio ricordo comincia a essere lungo. Ma la cosa maggiormente sconfortante in tutto ciò, è che quanto è successo non è figlio dell’imperizia degli operatori o del malaffare (almeno fino a ora) o di ristrettezze di carattere economico: nossignore! Quello che è accaduto è figlio della supponenza, del dispregio del dialogo, della sfida alla ragionevolezza organizzato a tavolino.  Elementi, questi, che sono esattamente il contrario del buon senso ibleo, d’una fattiva e intelligente bonomia che ha reso la nostra terra fra le più attive ed evolute nel Mezzogiorno d’Italia. Oggi, però, la figura che abbiamo fatto e stiamo facendo è quella degli autentici imbecilli. Non ricordo casi analoghi in cui una festa grande, e cioè l’apertura d’un grande e moderno ospedale nel comune capoluogo costato 50 ml euro, si sia trasformata in una farsa grottesca pronta a degenerare in tragedia da un momento all’altro e nonostante il sottoscritto avesse prefigurato mesi prima quello che sarebbe potuto accadere. Come mai avevo intuito il pericolo? Doti magiche? Genialità innata? Macché! Solo il buon senso del vecchio amministratore locale che sa bene quanto complesse, delicate e lunghe siano le procedure autorizzative e le cosiddette “rifiniture” in un’opera grande e delicata che è un ospedale! I problemi sono immensi quando apri un campo di calcetto, figurarsi un grande nosocomio. Ma soprattutto, è quello il momento del dialogo serrato con le altre istituzioni giacché, se responsabilità ci devono essere, vanno prese concordemente insieme e poco conta qualche settimana di ritardo perché l’opera è lì, non la toglie nessuno, la “classe dirigente ” nel suo insieme se ne sta prendendo cura.  Invece, al diavolo tutto questo, scavalcare il Sindaco, il Governatore, l’Assessore, scavalcare il Parlamento, Prefettura, Procura, Guardia di Finanza, diventa la parola d’ordine! La famosa delibera da 50.000 euro per la promozione del Giovanni Paolo II era stata sintomatica di un volere procedere ad ogni costo verso un disperato tentativo di rilanciare la propria carriera dall’andamento molto controverso (a partire da Firenze, dove incombeva un rischio di licenziamento, per finire a Ragusa, manager non riconfermato per valutazioni precise del governo, determinate anche da iniziative ispettive concluse ed ancora in corso…altro che promozione!). E mentre qui si rischia di morire un minuto sì è un minuto no perché, ad esempio, il cardiologo opera con un angiografo portatile, il manager arriva in reparto, rosa alla mano e sorriso smagliante, per rassicurare pazienti ed opinione pubblica che è tutto okay: le preoccupazioni sono solo frutto dei malpensanti, di settori deviati dell’opinione pubblica, della politica, del sindacato, della stampa. Vi ricordo, caro Presidente e caro Assessore, che appena qualche giorno fa, il dottor Aricò sosteneva di non volere pagare per scelte calate dall’alto. Non è che lo avete obbligato voi a aprire a ogni costo un ospedale incompleto? Che lo avete costretto, contro la sua volontà, a farci precipitare nella situazione più grave della Sanità nazionale? Conoscendovi, sono certo che non è così.  Per quanto mi concerne, giuro poi d’avere implorato che ciò non accadesse. Ora che però la frittata è fatta, e il dottor Aricò è un semplice commissario per l’ordinaria amministrazione, Voi valutate che sia invece il commissario adatto a svolgere il ruolo di normalizzatore della Sanità iblea; proprio lui che l’ha devastata, attentando alla sicurezza dei pazienti? Fate come ritenete opportuno: io ho tracciato il mio percorso e non intendo fermarmi. Cordiali saluti”.

 

 

 

 

 

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