Continuità assistenziale e alta specializzazione restano al centro della collaborazione tra l’ASP di Ragusa e l’Azienda Ospedaliera per l’Emergenza “Cannizzaro” di Catania. La convenzione per le prestazioni specialistiche di Neurochirurgia è stata rinnovata fino al 28 aprile 2029, prolungando un percorso avviato nel 2019 e consolidato negli anni a beneficio dei pazienti della provincia di […]
Dieci domande sulla reputazione di un aeroporto in cenere
14 Ago 2026 08:34
Otto giorni di eruzione, almeno 800 voli cancellati, centinaia di altri collegamenti dirottati o riprogrammati e oltre 100 mila passeggeri coinvolti. Il 14 agosto l’emergenza non è ancora finita: gli arrivi a Fontanarossa sono sospesi almeno fino alle 2 di domani e l’Ingv segnala un tremore vulcanico in leggera risalita, senza cenni di regressione. La sicurezza viene prima di tutto: con la cenere in atmosfera gli aerei non possono volare se le condizioni non lo consentono.
Le domande cominciano dopo.
1. Se il problema era noto da decenni, perché siamo ancora qui?
Nel 1999 Fontanarossa superava già 3,5 milioni di passeggeri l’anno; negli anni successivi prende forma la trasformazione dell’ex base militare di Comiso in aeroporto civile. Il finanziamento Cipe arriva nel 2002, i lavori partono nel 2004, la pista viene completata nel 2007 e lo scalo apre definitivamente al traffico civile nel 2013. La funzione dichiarata è chiara: Comiso deve essere anche complementare a Catania. Nel 2011, durante un’altra emergenza cenere, perfino Enac parla dell’«urgenza» di renderlo operativo come alternato di Fontanarossa.
Poi sono arrivate altre eruzioni. Negli ultimi dieci anni Fontanarossa è stato ripetutamente limitato o chiuso per cenere: dicembre 2018, febbraio 2021, maggio e agosto 2023, luglio 2024, giugno 2025, luglio e agosto 2026, oltre ad altri episodi minori. Durante la presidenza regionale di Nello Musumeci furono portati avanti interventi sul sistema aeroportuale e su Comiso, ma non nacque una capacità alternativa paragonabile a quella di Catania. Ventisette anni dopo il 1999, dunque, il problema non è scoperto oggi.
2. Quante persone sono rimaste a terra?
Il numero più citato in queste ore è circa 800 voli cancellati e oltre 100 mila passeggeri coinvolti. Va trattato per quello che è: una stima, non ancora il consuntivo definitivo Sac o Enac. A questi si aggiungono voli dirottati e ritardati. Palermo, già entro l’11 agosto, aveva ricevuto circa 190 voli provenienti dall’operativo catanese. Per capire le dimensioni basta ricordare il mese scorso: nella precedente crisi del 6 luglio furono conteggiati in una sola giornata 188 voli cancellati, 60 dirottati e sette riprogrammati. L’emergenza di agosto ha avuto durata e impatto molto maggiori.
3. Quanto costa una settimana (e passa) così?
È circolata una valutazione fino a 24 milioni di euro, ottenuta proiettando sui passeggeri coinvolti una quota di spesa turistica. Ma sarebbe scorretto chiamarli 24 milioni di «danni già accertati». Una parte riguarda viaggiatori residenti, una parte della spesa può essere soltanto rinviata o trasferita altrove e mancano ancora dati consolidati su pernottamenti e consumi effettivamente perduti.
Il danno però esiste e supera il biglietto aereo. Cna Turismo Catania segnala disdette negli alberghi e nell’extralberghiero anche per le prossime settimane: dietro un turista che non arriva ci sono una camera, un ristorante, un’auto a noleggio, un transfer, una guida, un’escursione. La cifra dei 24 milioni va quindi letta come spesa turistica potenzialmente esposta, non come perdita certificata.
4. Se cancella il vulcano, chi rimborsa?
L’eruzione è una «circostanza eccezionale»: normalmente fa venir meno la compensazione pecuniaria prevista dal regolamento europeo 261/2004, quella che può arrivare a 600 euro. Non cancella però i diritti del passeggero. Chi subisce la cancellazione può scegliere il rimborso oppure la ri-protezione su un collegamento alternativo. Se attende di partire, restano gli obblighi di assistenza: pasti, bevande, eventuale albergo e trasferimenti. L’Unione nazionale consumatori ha però raccolto segnalazioni di viaggiatori rimasti senza adeguata assistenza e, in alcuni casi, senza transfer dopo il dirottamento su Palermo. Diverso ancora il caso dei pacchetti volo più hotel, tutelati anche dal Codice del turismo.
5. Esiste davvero un Piano B?
Sac ha gestito una crisi eccezionale e il suo amministratore delegato Nico Torrisi, auto assolvendosi, ha osservato che non tutti gli attori coinvolti avrebbero fatto la propria parte. Fiavet e associazioni del commercio e del turismo hanno chiesto invece un sistema preventivo più strutturato. Il punto, ormai, non è stabilire chi abbia ragione con l’emergenza ancora aperta. È capire che cosa debba scattare automaticamente quando Fontanarossa si ferma. E anche la Sac ha mostrato limiti inaccettabili.
Bus, transfer e treni speciali sono stati attivati. La Regione aveva predisposto un dispositivo simile già nell’emergenza di luglio, collegando Catania con Comiso, Trapani e Palermo. Ma se ogni nuova eruzione richiede di ricostruire la risposta pezzo per pezzo, il Piano B resta più una capacità di reazione che un sistema percepibile dal passeggero.
6. Comiso è davvero l’aeroporto alternativo?
In questi giorni lo è stato: Sac riferisce che lo scalo ibleo ha contribuito a gestire oltre 140 voli dall’inizio della crisi. Ma dispone di appena sei piazzole di sosta. Non significa sei voli al giorno: gli aerei arrivano, scaricano, vengono serviti e ripartono, liberando lo stand. Significa però che in caso di arrivi concentrati la capacità si satura rapidamente. Già a luglio il limite delle sei piazzole aveva obbligato a distribuire i voli su Palermo e Trapani.
Il terminal, progettato su circa 3.600 metri quadrati, dispone di dieci banchi check-in e tre gate. Ma un alternato non è soltanto pista e terminal: servono handling, rifornimento, personale, mezzi di piazzale e capacità di assistere rapidamente molti aeromobili. Anche per questo un vettore con una presenza molto maggiore a Palermo, come Ryanair (che ha volutamente rinunciato da tempo a Comiso) , può trovare più semplice riprogrammare lì una parte dell’operativo: conta dove esistono contemporaneamente stand, personale, servizi e possibilità di far ripartire l’aereo. Non è una prova di preferenza politica per Palermo, ma una conseguenza della struttura operativa del network.
7. Perché potenziare Comiso proprio adesso?
Il governo Schifani ha destinato 46,8 milioni di euro Fsc allo scalo di Comiso. Ma va fatta una distinzione: il grosso dell’investimento riguarda soprattutto la nuova area cargo, non la trasformazione immediata di Comiso in un Fontanarossa-bis per i passeggeri. Altri tre milioni l’anno per il 2025-2027 sostengono il rilancio delle rotte e 25,5 milioni, fra Regione e Stato, finanziano la continuità territoriale verso Roma e Milano. L’emergenza pone però una domanda non partitica: se la funzione complementare di Comiso era prevista da anni, perché la capacità necessaria per svolgerla pienamente viene percepita come urgente soltanto adesso?
8. Che cosa vede chi viene in vacanza in Sicilia?
Vede anche famiglie sdraiate sui pavimenti, bambini che dormono sulle valigie, persone alla ricerca di una camera o di un modo per attraversare l’isola. La stampa, italiana a e straniera, ha raccontato turisti bloccati, voli cancellati e vacanze interrotte, con tutto che ne consegue anche emotivamente. Emozioni e attese di una vacanza non hanno prezzo.
Reuters ha portato la crisi di Fontanarossa sui circuiti internazionali e la stampa britannica ha mostrato passeggeri costretti a dormire dove possibile. Anche Malta ha cancellato 19 voli per la nube di cenere.
E poi ci sono i prezzi. Sono documentate segnalazioni di richieste fino a 700-800 euro per un taxi tra Palermo e Catania. Non significa che quella sia la tariffa normale: sono casi denunciati durante l’emergenza. Ma per chi li subisce la distinzione conta poco.
9. Quanto vale la reputazione di un aeroporto?
Forse più del conto immediato. Cna Turismo lo dice con una considerazione semplice: il visitatore lasciato senza informazioni e senza soluzione non distingue tra responsabilità della compagnia, dell’aeroporto, delle autorità o del vulcano. Ricorderà che il sistema Sicilia non ha funzionato. E le associazioni segnalano già cancellazioni di viaggi futuri per il timore di nuove interruzioni.
Ieri, 13 agosto, Fontanarossa appariva quasi vuoto: molti dei pochi passeggeri presenti venivano indirizzati verso bus per Palermo e Comiso. È l’immagine paradossale di un aeroporto internazionale trasformato temporaneamente in punto di smistamento terrestre. Non è colpa dell’Etna se un vulcano erutta. La reputazione si misura però su ciò che accade dopo.
10. Se la cenere chiude contemporaneamente Catania e Comiso, qual è il Piano C?
È successo, sia pure temporaneamente, il 12 agosto: anche Comiso ha dovuto sospendere le operazioni per la cenere, prima di tornare pienamente operativo. Ed è probabilmente la domanda più importante perché, al momento, non ha una risposta altrettanto netta. Palermo e Trapani possono assorbire una parte del traffico. Il senatore Nino Germanà ha proposto una rete che comprenda anche Reggio Calabria. Si è tornati a discutere, in questi giorni, di nuovi aeroporti: Agrigento, Messina, persino Siracusa, che è vicinissima a Catania: ridicolo. Musumeci ha ricordato la sua antica proposta di spostare l’aeroporto di Catania verso Enna. Ma un elenco di scali non è ancora una rete: servono capacità preventivamente assegnate, collegamenti terrestri, personale, bus, treni, informazioni e procedure che scattino senza attendere il caos.
L’Etna continuerà a eruttare. Non sappiamo quando, quanto e in quale direzione porterà la cenere. È precisamente per questo che un Piano C dovrebbe esistere prima dell’emergenza. Perché Piano C non può voler dire soltanto avere “culo”. O, per dirla in modo più aeroportuale: non può significare sperare che il vento, la prossima volta, soffi dalla parte giusta.
© Riproduzione riservata