Decreto cura Italia, Cofcommercio Ragusa: “Misure importanti ma non bastano”

Il decreto fiscale, indirizzato a dare aiuti alle imprese in difficoltà a causa del Covid-19, rischia di essere insufficiente per le piccole e microimprese, spina dorsale del sistema Italia. Lo afferma il presidente provinciale Confcommercio Ragusa, Gianluca Manenti, riprendendo le perplessità che, a livello regionale, sono state manifestate da Confcommercio Sicilia secondo cui si ha a che fare con un Dl di fatto senza respiro che – in assenza di un cambio di passo da parte del governo – decreterà la morte delle imprese più deboli lasciandone altre molto ammaccate, soprattutto nel sud Italia. “Ne usciremo impoveriti pesantemente, anche nell’area iblea – sottolinea il presidente Manenti – fermo restando che la priorità, oggi, deve essere la lotta e il sostegno al sistema sanitario nazionale per fronteggiare il virus.

Parallelamente, occorre mettere in moto tutte le azioni necessarie affinché il sistema produttivo sia pronto per la ripresa. Quello che ci aspettavamo doveva essere un piano straordinario illimitato per risollevare il sistema economico italiano, dopo la forzata chiusura e relativa contrazione del sistema imprenditoriale. Siamo ancora in attesa, insomma, che possa essere messo in campo uno strumento idoneo”.

Confcommercio provinciale Ragusa analizza, voce per voce, le varie misure introdotte. A cominciare dalla sospensione dei versamenti dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria e di tutti gli adempimenti, circostanza che, ovviamente, non risolve il problema ma lo rinvia. “Le aziende con crisi di liquidità che hanno chiuso e che si spera riaprano presto – spiega Manenti – si troveranno il 31 maggio a dover affrontare una spesa non programmata, così come la rateizzazione in sole 5 rate risulta inadeguata. Nel credito d’imposta per botteghe e negozi, sono tenute fuori dalla casistica alcune categorie catastali ivi compresa quella del settore alberghiero.

La previsione di un credito d’imposta poteva essere efficace qualora ci fosse la possibilità di incasso, cosa molto improbabile visto la chiusura di gran parte delle attività a seguito del problema sanitario. Inoltre, le Regioni possono autorizzare una cassa integrazione salariale in deroga in favore delle imprese per cui non trovino applicazione le tutele previste dalle vigenti disposizioni in materia di sospensione o riduzione di orario in costanza di rapporto. La cassa integrazione in deroga, secondo noi, doveva essere gestita in forma generale su tutto il territorio nazionale perché la scelta di demandare alle regioni la questione rischia disparità di trattamento e di risorse. E ancora riteniamo inadeguato il riconoscimento una tantum pari a 500 euro per i liberi professionisti titolari di partite iva, cococo e lavoratori dello spettacolo. E’ necessario, altresì, adoperarsi per la moratoria dei protesti e per il blocco delle bollette”.

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