DALLE PROVINCE AI LIBERI CONSORZI ECCO COSA CAMBIA

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Qualche giorno fa si parlava di disfatta del governo Crocetta e ieri invece è cambiato tutto. La tanto annunciata abolizione  delle province,  l’istituzione dei liberi consorzi e soprattutto delle tre città metropolitane Palermo, Messina e Catania, che sembravano un boomerang per il presidente siciliano, rappresentano adesso il suo primato e il primato della regione, la prima in Italia ad aver partorito tale riforma. Con il voto di ieri sera, il supporto delle opposizioni, forti dell’approvazione  dell’emendamento a firma Nino Germanà, NCD (che riproponeva una vecchia norma sulla perimetrazione delle aree metropolitane) la prossima scadenza, quella di martedì in Sala d’Ercole sarà soltanto un atto di ratifica. Chiuse dunque  le Province e aperti i Liberi consorzi di Comuni, enti già previsti dallo Statuto speciale. I liberi consorzi, continueranno  ad utilizzare le risorse finanziarie, materiali ed umane delle corrispondenti province regionali e ad avvalersi, nei limiti delle disponibilità economiche, dei servizi svolti da società interamente partecipate, garantendo la continuità dei rapporti contrattuali in essere alla data di entrata in vigore della legge. Al personale sarà confermato il vecchio status giuridico-economico e saranno utilizzate  anche le attuali sedi delle Province.

 

 

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